Questione di scelte

Pubblicato: 22 aprile 2013 in Senza categoria
The first printed illustration of a rhombicubo...

The first printed illustration of a rhombicuboctahedron, by Leonardo da Vinci, from De divina proportione. (Photo credit: Wikipedia)

Poco fa, ho scritto un commento di approvazione ad un post di una collega di cui mi aveva convinto l’entusiasmo derivante dal vivere con spirito di scoperta e slancio nel voler continuare ad imparare – nonostante un nutrito bagaglio di esperienze anche solo per età…-. Bene: anch’io credo che la “fiamma della passione” verso tutto ciò che possa ancora farci crescere ed arricchire umanamente, oltre che intellettivamente, deve sempre rimanere accesa e ciò può avvenire solo se lo scegliamo. Scegliere il punto di vista con cui rapportarsi alla realtà è fondamentale: perché se ci facciamo condizionare solo dall’oggettività, inevitabilmente ne rimaniamo intrappolati e la visione che ne discende non può che essere pessimista: la scuola ha subito un salasso di risorse immane, e non sta meglio la sanità, per non guardare gli altri ambiti lavorativi in Italia, dove la disoccupazione e la precarietà sono a livelli intollerabili…e questo, solo per rimanere nei confini nazionali. Andando poco oltre, c’è una guerra – cominciata con un’importante rivoluzione -, quella siriana che è una carneficina quotidiana e che dopo più di un anno, vede ancora il dittatore fiero al suo posto, la popolazione massacrata e stremata e il consesso internazionale che sta colpevolmente a guardare…Viene da dire: come non si fa ad essere pessimisti?

Si sceglie di non esserlo e non per superficialità o dabbenaggine. Ma per un preciso atto raziocinante e, ovviamente, sentimentale: perché il prevalere della negatività non porta a niente, paralizza, deprime, ci svuota delle nostre migliori facoltà come specie umana. Penso all’immaginazione, alla creatività, alla voglia di osare, quella che ha contraddistinto tutte le grandi invenzioni – e non perché dobbiamo essere tutti dei Leonardo Da Vinci, che progettano prototipi di macchine che quanche secolo dopo diventeranno aerei… Però, inventarci nuovi modi di vedere la realtà a partire dal godere delle “piccole ma grandi cose”- e qui, penso alla collega che nel post parlava soddisfatta di un corso di aggiornamento fatto oggi che le ha dato tanti stimoli e che è già pronta a tradurre in classe con i suoi bimbi – …, il provare costantemente ad essere persone migliori e quindi, mettere in atto scelte perché ciò avvenga, come anche solo leggere un libro e condividerlo con qualcuno, vivere e adoperarsi perché la scuola possa essere una comunità di buone pratiche, spiegare ad un immigrato come interpretare quel foglio ricevuto dal Comune sentendolo come un “fratello” (e non nel senso cattolico del termine, ma in quanto appartenente alla specie umana) e non come “straniero”.

Mentre son qui che scrivo, mi prende il timore di poter essere giudicata minimalista e di aver semplificato ciò che invece rimane molto complesso: niente di tutto questo, mi spinge invece la voglia di continuare a lottare e dirò di più, non di “resistere”, ma di rivoluzionare, in primo luogo l’abitudine mentale di chi ci dice : “Ma tanto non si può cambiare niente…”. Diamo valore alle piccole azioni, diamo loro il significato che meritano: piccole gocce che possono formare un mare. I tempi perché ciò possa realizzarsi non sono calendarizzabili, ma siamo in un’epoca di transizione, come sostiene il filosolo I. Wallerstein, in cui ciò che conosciamo – e già ce ne sono i segni tangibili – è destinato al deperimento. Dunque: subire o essere protagonisti? Da educatori/formatori quali siamo, la risposta è scontata ed è importante che i nostri piccoli percepiscano la nostra costante voglia di metterci in discussione, di essere curiosi/e, di porci rispetto alle situazioni come esploratori/trici assetati/e di conoscenza..

Concludo con le parole di un rivoluzionario filosofo che mi sta a cuore (anche con tutti i “brutti errori” che ha commesso…), L. Trotsky che nel 1940, poco prima di morire, scriveva alla figlia: “La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza, e viverla in tutta la sua pienezza”. A noi, dare l’esempio e far loro intravedere questa possibilità.

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