Archivio per maggio, 2013

Oggi, ho avuto modo di seguire, anche se un po’ alla scappa e fuggi, la bella trasmissione condotta da Corrado Augias su Rai 3 intorno alle 13,00 – e, tra l’altro, ho appreso con dispiacere, che per il giornalista, questa era la sua ultima apparizione televisiva, per i “raggiunti limiti di età”…-.

La puntata odierna era dedicata al tema della legalità affrontato dal punto di vista dei/le ragazzi/e di un Liceo de L’Aquila, insieme a due loro insegnanti, quindi di chi ha vissuto un dramma in una città con tante, troppe ferite ancora aperte. La questione posta sul tappeto era che l’obiettivo della legalità non può essere disgiunto da quello della ricerca ed affermazione di giustizia, per cui se per concretizzare quest’ultima è necessario violare anche delle leggi, che in quella situazione non sono dalla parte dei cittadini, ne consegue che della legalità non si può fare un valore assoluto.

Il video realizzato dai/le giovani del Liceo è emblematico al riguardo, quando ad esempio, si riporta che molte persone, per manifestare il loro malcontento rispetto alla beffa della ricostruzione, tanto strombazzata dagli scranni di potere ed in realtà avvenuta con il contagocce, sono state denunciate e condannate perché hanno “infranto la legge”. Penetrare nella zona rossa, tra le macerie, ancora accatastate, con l’intento di far qualcosa contro l’inerzia colpevole dello Stato, è vietato e chi lo ha fatto, anche per dimostrare la propria condivisibile rabbia ed indignazione, si trova ora a dover girare nelle aule di tribunale come un delinquente.

La questione legalità, quindi, merita di essere scandagliata nelle sue sfaccettature, perché se scissa dal riconoscimento del diritto alla giustizia, diventa sopruso bello e buono, sopraffazione del più forte contro il più debole e, purtroppo, la storia dello Stato italiano non è affatto esente da tutto questo. Solo per citare un altro episodio recente: Genova G8 2001, senza nessuna giustificazione e tolleranza verso i black bloc, ma i tutori della legge, quando sono entrati nella scuola Diaz, servivano lo Stato…

Insomma, tema spinoso ma che è bene sviscerare con i nostri/alunni/e, anche in “tenera età” perché possano imparare a guardare la realtà da varie angolazioni, nella sua complessità sempre nell’ottica di coltivare coscienze che sappiano compiere scelte responsabili e consapevoli, forse non sempre nella “legalità” per come la intende lo Stato quando esercita repressione ed oppressione. Il messaggio degli aquilani va in questo senso: è pieno di coraggio, di determinazione, di speranza nel non volersi arrendere. Per questo, ha bisogno della nostra solidarietà, unendoci a loro nella denuncia di una vergogna che ora non fa più cronaca, forse solo se fa comodo nelle campagne elettorali. Ripeto, solidarietà dal basso contro l’arroganza e protervia dei vertici, sempre più distanti e contrapposti alle esigenze della società civile.

Ecco il video dei giovani de L’Aquila: ringrazio loro e le insegnanti che con passione hanno realizzato un’importante testimonianza dall’indiscutibile valore educativo e civile.

Annunci

L’interrogativo che sta circolando tra i blog e, quindi, in diigo, su “Chi è il bravo insegnante?”, mi ha parecchio stuzzicato, anche grazie alle riflessioni proposte da Sabina M. nel suo post come da maestroale.

Mi inserisco anch’io nella conversazione esprimendo alcune idee riguardo all’“identikit” del/la bravo/a insegnante, aggettivazione vaga e che si può vedere da diverse angolazioni. Già i colleghi sottolineavano che non sono i gadgets informatici a consentire il raggiungimento di questa qualifica; di sicuro, possono rendere tante attività più accattivanti, coinvolgenti ma sempre strumenti rimangono ed è chiaro che se per suscitare un certo interesse, è necessario aver dimestichezza dei nuovi linguaggi, l’essenza di tutto non è l’accessorio, ma rimane il come si instaurano le relazioni con i nostri/e alunni/e, anche avvalendosi di questi strumenti. Sono convinta, anche per esperienza sul campo – e so di essere in buona compagnia – del fatto che gli apprendimenti scaturiscono in larga parte da una buona e significativa relazione educativa docente/discenti, con questo non sottovalutando l’importanza della preparazione e competenza del primo riguardo alle proprie discipline di insegnamento, come nemmeno le differenti capacità dei secondi. Si può essere insegnanti particolarmente eruditi e magari anche disinvolti nell’uso delle nuove tecnologie, ma se in primo luogo non curiamo la relazione emotivo-affettiva con i nostri alunni, qualsiasi età abbiano, i nostri sforzi saranno vani, la distanza tra i due mondi si acuirà, anche se tenteremo l’attrattiva del gadgets che però rimane tale e dopo l’effetto novità, stufa se non si rinnova la motivazione grazie ad un rapporto che mescola giuste dosi di autorevolezza, tenerezza e fermezza.

L’indicazione di questi 3 ingredienti non è farina del mio sacco, è ripresa dalle molte ricette (sempre suscettibili di possibili aggiustamenti in base agli sviluppi della ricerca psico-pedagogica) forniteci dal prof. Giuntoli, di cui ho avuto modo di parlare in un post di qualche giorno fa, in quanto fautore del Progetto Galileo (con la prof. Bickel). Di recente, ho avuto modo di partecipare ad un suo corso sull’inclusione e, come sempre, certe sue affermazioni mi hanno scosso, non perché particolarmente innovative, ma perché vere nella loro semplicità. Sottolineare quanto sia decisivo trasmettere ai nostri alunni che per noi, sono “qualcuno”, che per noi contano, sono importanti, e di quanto sia devastante, invece, se si insinua l’idea, poi convinzione, di essere “nessuno”, non è raccontare la scoperta dell’ultimo minuto: ma quanti insegnanti sono consapevoli che le loro azioni, il loro modo di comunicare, di porsi, insomma, di essere in classe incide profondamente sulla stima di sé dei nostri studenti? Su, appunto, quella stima che se valorizzata nel modo giusto, fa da terreno fertile su cui innestare i diversi apprendimenti, che di sicuro porteranno a risultati migliori di quando il contesto fa sentire sminuiti, frustrati, incompresi. Giuntoli dà sempre molto risalto alla scuola come ambiente di relazioni positive e costruttive; nell’intervento in quel corso cui accennavo prima, ha detto: “La tecnologia deve essere al nostro servizio; se sostituisce l’umano, siamo su una strada sbagliata.

Qualche tempo fa, proprio sulla relazione educativa, avevo letto un bell’articolo di Ugo Avalle su L’altra scuola che specialmente nella seconda parte evidenzia aspetti nei quali mi riconosco e che cerco di infondere nella mia pratica quotidiana. Ad es., il considerare e vivere la relazione un “contatto d’anime”, senza misticismi, ma come ricerca di sintonia/empatia per cogliere al meglio bisogni e sogni…Come ho detto più volte, ci provo e non per il titolo della brava insegnante, ma perché ci credo e mi sollecita a migliorarmi sapendo che non è mai una volta per tutte…

Non me ne vorrà Sabina, il mio non è un plagio….ma è da un suo recente post – tra i molteplici che ultimamente ha prodotto, tutti per me di grande interesse e stimolo – che traggo spunto per tratteggiare anch’io una sorta di bilancio/rilancio relativo al (per)corso intrapreso, direi, appassionatamente, in queste settimane.

Parto dal bilancio:

  1. Ho piuttosto temerariamente accettato una sfida: quella di un corso/percorso cMOOC che mi poneva di fronte difficoltà giudicate da me, prima dell’avventura, pressoché insormontabili: i miei livelli di alfabetizzazione informatica erano poco più che elementari, per cui oggi posso affermare con soddisfazione non solo di aver tenuto botta, ma anche di aver fatto progressi in un linguaggio, ora non più così criptico.

  2. Vivo positivamente il fatto di essere riuscita non solo ad aprire un blog, ma anche di averlo reso attivo attraverso pezzi di me, i miei post, una sorta di carta di identità attraverso la quale mi sono fatta conoscere e ho comunicato con tante altre persone, a me accomunate da importanti finalità educative/formative.

  3. Attraverso una guida “illuminata”, non solo per preparazione in materia, ma anche per lo spessore umano di cui sono impregnate le sue lezioni, mi sono inoltrata nell’intrigo dei codici HTML: a poco a poco, mi sono districata anche grazie a quel certo fascino che esercitavano su di me…e così, ora me ne avvalgo costantemente nei miei post, sempre in modalità text; anche capire la differenza con i file OPLM è stato discretamente avvincente.

  4. Last but no least, quello che mi ha soprattutto sorretto nella motivazione a non demordere, nonostante i numerosi intoppi (impegni lavorativi, carico familiare, varie ed eventuali..), è stato l’aver potuto conoscere e cominciare ad intessere rapporti significativi con tante/i colleghe/i che mi sono sembrati una vera miniera di saperi, umanità, passioni, idealità, determinazione, per cui lo squadernarsi progressivo di questo “prezioso materiale umano”, mi ha “ammaliato”(diigo ha colto nel segno…): è stata un’energica iniezione di ottimismo nei confronti della nostra categoria, di cui in qualsiasi occasione prendo le difese, perché convinta che sì ci sono tanti difetti, ma i pregi sopravanzano di gran lunga…e questa esperienza è stata un’ulteriore conferma.

  5. Quindi, in conclusione di bilancio: il mio apprendimento è in divenire, vale a dire che: – ho assimilato nuove conoscenze che vivo come anticamera di quelle future, perché ormai “sono in ballo e mi fa piacere ballare…”; – è mia ferma intenzione approfondire la conoscenza e la relazione con molte persone che devo al cMOOC di aver potuto incontrare: i rapporti possono farsi più fecondi di quelli finora delineati, mediante uno scambio più dettagliato di esperienze professionali.

    E qui il collegamento con il rilancio
    vien da sé…

    1. …Ma con una precisazione: se è mio proposito costruire relazioni professionali via web meno dispersive e più proficue, dall’altro sottolineo un distinguo con quanto manifestato da varie colleghe che nei loro post lamentano di essere “vittime” di corsi di formazione deludenti e frustranti sotto tutti gli aspetti e di non poter contare su un ambiente umano stimolante, incoraggiante o comunque sufficientemente motivato, anzi ho capito che molte si scontrano con atteggiamenti di rassegnazione e passività…Questo non è il mio caso, fortunatamente: niente di idilliaco, ovvio, ma dalle mie parti, si continuano a fare aggiornamenti – non tutti, ma la maggioranza -che danno qualcosa, da cui si esce con qualche riflessione utile in più per la testa…ed il mio ambiente di lavoro – come quelli del mio passato – è formato da docenti, in larga parte, aperti e disponibili al nuovo, gente che non si chiude nella propria classe, ma che prova a vivere nel concreto lo spirito di un Istituto Comprensivo, continuando a credere che la continuità verticale sia un valore. E questo con i “tempi bui” che sono calati sulla scuola…
      La premessa è stata per dire che non mi rinfranco solo quando mi aggiro nel villaggio e leggo post che mi ispirano, mi stimolano e accendono interessi e riflessioni, perché se è vero che dentro ogni post ci siamo noi, che a pilotare la tastiera della macchina ci sono persone fatte di ragione e sentimento, personalmente non potrei mai – e ripeto, so di essere fortunata – “rintanarmi” nel web, che se anche ho scoperto tramite questo percorso, non essere “isolamento” se si ricercano significati comuni, è pur vero che la relazionalità del rapporto diretto rimane unica, ineguagliabile, quella che maggiormente riflette le potenzialità della specie umana, specie sociale per antonomasia…

    2. Mi pongo l’obiettivo di conoscere meglio per farne poi uso, strumenti come Piratepad per capirne la possibile applicazione con i bambini; mi intriga la possibilità di realizzare un blog di classe dove far scrivere i bambini ma allargandolo anche ai genitori, proponendo un lavoro collaborativo genitori/figli che potrebbe essere coinvolgente e dai risvolti interessanti; aggiungo che mi sento molto stuzzicata dalla piattaforma Susydiario come l’ha efficacemente presentata Valotto nel suo ultimo post.

      Insomma, abbiamo ancora un bel pezzo di strada da percorrere insieme…

Chi è dalla nostra parte?

Pubblicato: 26 maggio 2013 in Varie
Tag:,

Segnalo a tutti, nel mentre a Bologna è in corso il decisivo referendum per fermare il finanziamento pubblico alle scuole private, il blog dell’associazione “Scuola e Costituzione” dove si può riflettere su vari articoli di attualità rispetto alle controverse vicende del mondo della scuola…

http://www.scuolacostituzione.wordpress.com

Una su tutte: le stridenti contraddizioni della Ministra Carrozza che paventa le dimissioni qualora non siano riconosciute risorse alla scuola e poi, rispetto al referendum di cui sopra, si è pronunciata a favore dei finanziamenti alle private…si tocca il fondo, anche se le va riconosciuta la coerenza di partito, perché non ci dimentichiamo che il principio di “sussidiarietà” fu votato ai tempi in cui Ministro della Pubblica Istruzione era Berlinguer. Infatti, da quella mossa in poi, l’aggettivo “pubblica” è stato cassato e l’Istruzione è rimasta orfana di quella bella e significativa connotazione che dai tempi della Costituzione l’aveva caratterizzata.

Ma insomma, chi sta dalla parte della scuola di qualità? La sfiducia nei confronti dei vertici di palazzo è motivata, per cui se non ci si da da fare dal basso, la disfatta sarà totale. Ecco perché è stato importante sostenere Bologna, continuare a farlo, a tener alta la guardia, a denunciare certe posizioni di Ministri, anche quando sembrano pieni di buone intenzioni…e soprattutto a portare avanti, insieme, attraverso collettivi umani, sia reali sia nel cyberspazio, un progetto di scuola che attinga dal buono delle esperienze passate e rilanci nel presente in modo dinamico ed innovativo.

I tanti Comitati genitori/insegnanti che ancora esistono e resistono, sono la prova del fatto che “di gente che nella scuola pubblica, ci crede, ce n’è”, questo non ci fa sentire soli e suscita un po’ di ottimismo che non guasta affatto, perché l’insidia del disfattista, “tanto non c’è nulla da fare.. è sempre pronta.
Battersi sempre e comunque per una scuola laica, libera, plurale e pluralista, interetnica e interculturale è ciò che quotidianamente ci fa entrare in classe con energia rinnovata.

Le considerazioni che qui scriverò nascono in seguito ad un’interessante conversazione via post che ho intrattenuto ieri sera con sabinaminuto, dopo la pubblicazione del suo post che qui riporto.

L’argomento in questione, ossia lo stretto legame tra pensiero e linguaggio e il valore indiscusso dell’esperienza per lo sviluppo di entrambi, da anni mi sta a cuore e ho cercato di tradurre in pratica quotidiana i cardini della ricerca teorica al riguardo, grazie soprattutto all’incontro decisivo con la prof J. Bickel e il prof. g. Giuntoli con i quali ho potuto intessere una feconda relazione professionale per 8 anni. Nello stralcio che Sabina ha riportato di un libro della Bickel, la prof rimanda al Progetto Galileo, che è appunto, un ampio ed articolato progetto volto alla rilevazione precoce del disagio scolastico mediante specifici strumenti (Protocollo di verifica iniziale e finale) ed attuabile solo se ne sono consapevolmente coinvolti insegnanti e genitori.
Dopo la mia risposta al suo post, Sabina giustamente mi domandava se, alla realizzazione di tutto questo, non si erano frapposti ostacoli inerenti soprattutto la sfiducia e la demotivazione dei/le colleghi/e, che è una realtà con cui dover fare i conti, forse però più serpeggiante oggi che non negli anni ’94/’95, quando il Galileo è decollato nell’allora 2°Circolo di Pontedera, oggi I.C. Gandhi; da quei tempi remoti, il sodalizio perdura alla luce dei risultati ottenuti che avvalorano e premiano il consistente investimento di energie richieste alle insegnanti.

Si tratta, infatti, di un progetto corposo, con il suo Protocollo di verifica che individualmente deve essere somministrato (per usare il termine tecnico appropriato…) ad ogni alunno/a all’inizio dell’anno; prima, durante ed alla fine del percorso, ogni anno sono previsti incontri di formazione per docenti e per genitori: i primi, per arricchirsi sul terreno delle ultime ricerche in materia di linguaggio e pensiero, i secondi per acquisire una maggiore consapevolezza del loro ruolo educativo, soprattutto nella relazione con i propri figli, per il peso che ha sulla crescita o meno della stima di sé; durante l’anno, si attivano interventi mirati in piccolo gruppo – che per i due prof è una sorta di dogma educativo/didattico, imprescindibile se non si vuole disperdere il nostro lavoro – ed al termine, si ripresenta il Protocollo per un bilancio complessivo. Proprio perché i due prof citati sostengono che la partita dello sviluppo delle proprie capacità si giochi significativamente fino agli 8 anni di vita, è chiaro che il Progetto necessariamente deve fare della Scuola dell’Infanzia il suo luogo privilegiato: da noi è così, le nostre scuole 3-6, come già accennavo, hanno già accumulato al riguardo un’esperienza quasi ventennale, a riprova che il gioco vale la candela.

Penso che dal mio excursus si evinca come la complessità del Progetto comporti tempi ed organizzazione interna della scuola congegnati per la sua realizzazione; ed è stato così che, con il mio passaggio alla scuola primaria, tra l’altro coinciso con l’incedere nefasto della politica dei tagli, il progetto non ha potuto avere in questo ordine di scuola, la continuità che meritava. Sempre per rispondere a Sabina, la mia “battaglia” tenace è naufragata non per lassismo o passività delle colleghe, ma per reali motivazioni che ne rendevano troppo accidentata l’applicazione; ciò, però, ha generato un fermento di messa in discussione da cui è scaturita la decisione due anni fa di imbarcarci nell’impresa del Progetto Senza Zaino, che per metodologie ed organizzazione degli spazi è affluente alle caratteristiche del Galileo.
Prima di lasciare alcune indicazioni bibliografiche, le mie “bibbie” di questi anni, concludo con una citazione estrapolata proprio dall’introduzione di uno dei testi fondamentali dei due saggi: ” Educare, formare, insegnare” (editore Books & Company):

“…sono gli insegnanti a dover adattare flessibilmente i programmi scolastici ad ogni bambino, per garantire che l’istruzione diventi un’attività facile, piacevole ad alla portata di tutti (! è mio il punto esclamativo…) Innanzitutto, appare opportuno che gli insegnanti, consapevoli del ruolo fondamentale della motivazione nell’apprendimento, si preoccupino sempre di curare, anche prima della didattica, la relazione con i propri alunni, privilegiando per tutti il “ben essere” ed il successo a scuola, per la costruzione in ognuno della fiducia in sé e nelle proprie capacità…La cosa più importante che i bambini possono apprendere in una scuola moderna è come imparare. E qui rimando a tutto il “manualone”…
Meditiamo, gente, meditiamo…

Della Books & Company:
“Faccio, parlo e penso” (J. Bickel, A. Bruschi, M. Leporatti)
“Conto e ragiono senza problemi” (stesse autrici)
“Leggo e scrivo con entusiasmo” (J. Bickel)
“Come educare i figli presto e bene” (J. Bickel, G. Baracchini Muratorio)

Della Belforte Editore Libraio:
“Apprendere bene, studiare con entusiasmo” (j. Bickel) (lo consiglio…)
ed il datato, ma insuperato : “L’educazione formativa- guida alla formazione creativa del pensiero e del linguaggio” (J.Bickel)

Aggiungo anche il link del centro Rodari della Valdera che dà alcune informazioni utili sul Progetto Galileo.

Una buona lettura

Pubblicato: 23 maggio 2013 in Articoli Senza Zaino
Tag:,

Il tema della comunità educante mi sta da tempo a cuore e la scelta, nella mia scuola, di aderire al Progetto Senza Zaino, è stato calzante al riguardo: ha significato cercare di mettere in piedi un’organizzazione di scuola con relative metodologie, che dal piano teorico permettessero di concretizzare una piccola comunità di soggetti di varie età e con ruoli diversi, accomunati dalle stesse finalità. Come ho più volte detto, da noi il percorso ha da poco visto il suo esordio – dopo una discreta fase di gestazione…-, conta su due anni di vita, intensi, appassionati, impegnativi ma che due anni sono e quindi, ancora c’è molto da imparare, capire e approfondire, aggiustare e consolidare. Per questo, riteniamo che la formazione insegnanti sia essenziale e quest’anno è stata cadenzata da incontri quindicinali, ancora non conclusi.

In più, non ci siamo lesinate nemmeno nella partecipazione a vari eventi dedicati, appunto, questo nuovo modo di fare scuola, come quello già da me segnalato, svoltosi a Lucca il 21/05/’13, per la presentazione del libro: “La comunità che fa crescere la scuola”. Sul sito del Senza Zaino, ne è stata pubblicata la prefazione scritta da G Cerini, veramente coinvolgente e convincente. Riporto qui il link per chi, incuriosito/a, volesse dilettarsi nel conoscere il pensiero di Cerini su un tema quanto mai attuale, ancora troppo solo evocato e poco praticato. Una buona lettura.

http://www.senzazaino.it/index.php?option=com_content&view=article&id=259%3Aprefazione-al-libro-la-cominita-che-fa-crescere-la-scuola-di-g-cerini&catid=74%3Apubblicazioni&Itemid=285&lang=

Pillolina…

Pubblicato: 21 maggio 2013 in Articoli Senza Zaino
Tag:

Ho ancora qualche neurone attivo per scrivere, dopo una lunga ed intensa giornata a scuola, cui è seguita la partecipazione al Convegno “La comunità che fa crescere la scuola”, proprio una pillolina estratta dalla relazione di uno dei prof presenti all’evento…

Si tratta del prof. Bargelli di Filosofia del Diritto all’università di Urbino, che dopo un interessante excursus su varie correnti di pensiero orientate talune all’individualismo, altre al comunitarismo, nel concludere il suo intervento, simpaticamente ci ha fatto sorridere e riflettere sulle 3 P ora vigenti nella scuola che hanno soppiantato le 3 I di gelminiana memoria: P di povertà, P di precariato e P di “pugna”, pugilato per la competizione in cui purtroppo rimangono irretisce molte scuole….

3 aspetti innegabili che restituiscono efficacemente la fotografia delle nostre realtà di lavoro…Al termine del Convegno, su cui poi ritornerò più diffusamente, tra noi maestre si commentava: sulle prime 2 di P, la nostra azione non può essere diretta, nel senso che se da un lato è indispensabile continuare a dar valore alla denuncia ed alla mobilitazione di cui non ci dobbiamo stancare perché negli ultimi anni, è stato sferrato un attacco senza uguali alla scuola pubblica, dall’altro non siamo noi a tenere le redini della situazione… mentre, invece, sulla terza P, possiamo molto, sta a noi far cambiare rotta alla scuola, perché deponga l’arma della competizione per inaugurare una nuova fase dova sia la collaborazione a farla da padrona.

Da qui, la portata enorme di quella pedagogia e didattica che fa della comunità la sua alfa e omega, perché è nella relazione che si apprende, si cresce, si guarda all’altro, non come altro, o peggio, contrapposto, a sé, ma come individuo con cui si possono trovare convergenze da condividere, ma anche divergenze che non separano, ma che sono da vivere come dialettica costruttiva di gruppo. E questo i piccini lo imparano se sono per primi i grandi a praticarlo….