Chi è dalla nostra parte?

Pubblicato: 26 maggio 2013 in Varie
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Segnalo a tutti, nel mentre a Bologna è in corso il decisivo referendum per fermare il finanziamento pubblico alle scuole private, il blog dell’associazione “Scuola e Costituzione” dove si può riflettere su vari articoli di attualità rispetto alle controverse vicende del mondo della scuola…

http://www.scuolacostituzione.wordpress.com

Una su tutte: le stridenti contraddizioni della Ministra Carrozza che paventa le dimissioni qualora non siano riconosciute risorse alla scuola e poi, rispetto al referendum di cui sopra, si è pronunciata a favore dei finanziamenti alle private…si tocca il fondo, anche se le va riconosciuta la coerenza di partito, perché non ci dimentichiamo che il principio di “sussidiarietà” fu votato ai tempi in cui Ministro della Pubblica Istruzione era Berlinguer. Infatti, da quella mossa in poi, l’aggettivo “pubblica” è stato cassato e l’Istruzione è rimasta orfana di quella bella e significativa connotazione che dai tempi della Costituzione l’aveva caratterizzata.

Ma insomma, chi sta dalla parte della scuola di qualità? La sfiducia nei confronti dei vertici di palazzo è motivata, per cui se non ci si da da fare dal basso, la disfatta sarà totale. Ecco perché è stato importante sostenere Bologna, continuare a farlo, a tener alta la guardia, a denunciare certe posizioni di Ministri, anche quando sembrano pieni di buone intenzioni…e soprattutto a portare avanti, insieme, attraverso collettivi umani, sia reali sia nel cyberspazio, un progetto di scuola che attinga dal buono delle esperienze passate e rilanci nel presente in modo dinamico ed innovativo.

I tanti Comitati genitori/insegnanti che ancora esistono e resistono, sono la prova del fatto che “di gente che nella scuola pubblica, ci crede, ce n’è”, questo non ci fa sentire soli e suscita un po’ di ottimismo che non guasta affatto, perché l’insidia del disfattista, “tanto non c’è nulla da fare.. è sempre pronta.
Battersi sempre e comunque per una scuola laica, libera, plurale e pluralista, interetnica e interculturale è ciò che quotidianamente ci fa entrare in classe con energia rinnovata.

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commenti
  1. Daniele ha detto:

    Questo è l’articolo della ministra su “l’Unità”
    …e questo il mio commento (che perché sia pubblicato sull’Unità bisogna essere abbottega da Mr Zuckerberg):
    L’accusa di essere “ideologici”, in genere, evidenzia malafede in chi la usa. Infatti, sottende che la posizione di chi parla sia “non ideologica”, quindi obbiettiva. Bella pretesa! Tra l’altro, nella maggior parte dei casi è usata da chi la propria ideologia la chiama “Fede” e non ci si discute.
    Venendo al merito del contendere, queste scuole private sono tutt’altro da “Una scuola che non escluda nessuno”: sono scuole confessionali e, come tali hanno regole precise e discriminanti, sia per la linea educativa che per il reclutamento degli insegnanti.“Per frequentare le scuole paritarie private della FISM è necessario accettare un progetto educativo di impostazione cattolica (vedi articoli 1 e 2 dello statuto FISM) e la Carta formativa della Scuola cattolica dell’Infanzia. In tale Carta si legge che «l’azione educativa consiste nell’introdurre il bambino nella realtà, interpretata nella luce della Tradizione ecclesiale» e che «la trasmissione della dottrina della fede avviene mediante l’introduzione in uno stile di vita (stile del gioco, dello stare a tavola, del rapporto con gli amici…) che sia sostanziato dalle verità di fede imparate e celebrate»” (qui). E questa caratteristica, secondo me, la mette fuori anche da quelle “forme educative non statali” che rientrano nella teoria dei beni comuni.
    Oltre tutto, i proprietari di tali istituzioni, “Compagnia del Sacro Cuore”, “Compagnia delle Opere”, eccetera, sono rcchissimi e non rischiano certo di chiudere senza i finanziamenti pubblici.

  2. Luisella ha detto:

    Infatti, hai proprio ragione Daniele!

  3. dallomo antonella ha detto:

    E’ vero, può sembrare che le scuole private portino via delle risorse preziose alle scuole pubbliche, che sono le vere scuole rappresentative di un paese.
    Ma al di là delle probabilità (consideriamo che per ogni alunno e docente mandato nel privato lo stato risparmia una spesa non indifferente e dunque liberatrice per lo stato sotto un profilo economico, di certo più di quanto non siano le stesse risorse rifuse alla scuola privata), io credo nella buona scuola, che sia privata o pubblica non mi interessa. Semmai vorrei una scuola privata gratuita o facilmente accessibile, come lo è quella pubblica (Haime, sempre di meno…) e vorrei che le due scuole sapessero collaborare e non ostacolarsi e sentirsi come rivali.
    Vorrei una sana ed autentica energia competitiva tra le due sponde, l’una laica ma non pregiudiziale, l’altra religiosa ma non confessionale.
    Non credete che sia bello vedere possibilità di dialogo tra i diversi anzichè accesi e sterili scontri di parte?

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