Galileo e dintorni

Pubblicato: 26 maggio 2013 in Senza categoria
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Le considerazioni che qui scriverò nascono in seguito ad un’interessante conversazione via post che ho intrattenuto ieri sera con sabinaminuto, dopo la pubblicazione del suo post che qui riporto.

L’argomento in questione, ossia lo stretto legame tra pensiero e linguaggio e il valore indiscusso dell’esperienza per lo sviluppo di entrambi, da anni mi sta a cuore e ho cercato di tradurre in pratica quotidiana i cardini della ricerca teorica al riguardo, grazie soprattutto all’incontro decisivo con la prof J. Bickel e il prof. g. Giuntoli con i quali ho potuto intessere una feconda relazione professionale per 8 anni. Nello stralcio che Sabina ha riportato di un libro della Bickel, la prof rimanda al Progetto Galileo, che è appunto, un ampio ed articolato progetto volto alla rilevazione precoce del disagio scolastico mediante specifici strumenti (Protocollo di verifica iniziale e finale) ed attuabile solo se ne sono consapevolmente coinvolti insegnanti e genitori.
Dopo la mia risposta al suo post, Sabina giustamente mi domandava se, alla realizzazione di tutto questo, non si erano frapposti ostacoli inerenti soprattutto la sfiducia e la demotivazione dei/le colleghi/e, che è una realtà con cui dover fare i conti, forse però più serpeggiante oggi che non negli anni ’94/’95, quando il Galileo è decollato nell’allora 2°Circolo di Pontedera, oggi I.C. Gandhi; da quei tempi remoti, il sodalizio perdura alla luce dei risultati ottenuti che avvalorano e premiano il consistente investimento di energie richieste alle insegnanti.

Si tratta, infatti, di un progetto corposo, con il suo Protocollo di verifica che individualmente deve essere somministrato (per usare il termine tecnico appropriato…) ad ogni alunno/a all’inizio dell’anno; prima, durante ed alla fine del percorso, ogni anno sono previsti incontri di formazione per docenti e per genitori: i primi, per arricchirsi sul terreno delle ultime ricerche in materia di linguaggio e pensiero, i secondi per acquisire una maggiore consapevolezza del loro ruolo educativo, soprattutto nella relazione con i propri figli, per il peso che ha sulla crescita o meno della stima di sé; durante l’anno, si attivano interventi mirati in piccolo gruppo – che per i due prof è una sorta di dogma educativo/didattico, imprescindibile se non si vuole disperdere il nostro lavoro – ed al termine, si ripresenta il Protocollo per un bilancio complessivo. Proprio perché i due prof citati sostengono che la partita dello sviluppo delle proprie capacità si giochi significativamente fino agli 8 anni di vita, è chiaro che il Progetto necessariamente deve fare della Scuola dell’Infanzia il suo luogo privilegiato: da noi è così, le nostre scuole 3-6, come già accennavo, hanno già accumulato al riguardo un’esperienza quasi ventennale, a riprova che il gioco vale la candela.

Penso che dal mio excursus si evinca come la complessità del Progetto comporti tempi ed organizzazione interna della scuola congegnati per la sua realizzazione; ed è stato così che, con il mio passaggio alla scuola primaria, tra l’altro coinciso con l’incedere nefasto della politica dei tagli, il progetto non ha potuto avere in questo ordine di scuola, la continuità che meritava. Sempre per rispondere a Sabina, la mia “battaglia” tenace è naufragata non per lassismo o passività delle colleghe, ma per reali motivazioni che ne rendevano troppo accidentata l’applicazione; ciò, però, ha generato un fermento di messa in discussione da cui è scaturita la decisione due anni fa di imbarcarci nell’impresa del Progetto Senza Zaino, che per metodologie ed organizzazione degli spazi è affluente alle caratteristiche del Galileo.
Prima di lasciare alcune indicazioni bibliografiche, le mie “bibbie” di questi anni, concludo con una citazione estrapolata proprio dall’introduzione di uno dei testi fondamentali dei due saggi: ” Educare, formare, insegnare” (editore Books & Company):

“…sono gli insegnanti a dover adattare flessibilmente i programmi scolastici ad ogni bambino, per garantire che l’istruzione diventi un’attività facile, piacevole ad alla portata di tutti (! è mio il punto esclamativo…) Innanzitutto, appare opportuno che gli insegnanti, consapevoli del ruolo fondamentale della motivazione nell’apprendimento, si preoccupino sempre di curare, anche prima della didattica, la relazione con i propri alunni, privilegiando per tutti il “ben essere” ed il successo a scuola, per la costruzione in ognuno della fiducia in sé e nelle proprie capacità…La cosa più importante che i bambini possono apprendere in una scuola moderna è come imparare. E qui rimando a tutto il “manualone”…
Meditiamo, gente, meditiamo…

Della Books & Company:
“Faccio, parlo e penso” (J. Bickel, A. Bruschi, M. Leporatti)
“Conto e ragiono senza problemi” (stesse autrici)
“Leggo e scrivo con entusiasmo” (J. Bickel)
“Come educare i figli presto e bene” (J. Bickel, G. Baracchini Muratorio)

Della Belforte Editore Libraio:
“Apprendere bene, studiare con entusiasmo” (j. Bickel) (lo consiglio…)
ed il datato, ma insuperato : “L’educazione formativa- guida alla formazione creativa del pensiero e del linguaggio” (J.Bickel)

Aggiungo anche il link del centro Rodari della Valdera che dà alcune informazioni utili sul Progetto Galileo.

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commenti
  1. Sabina Minuto ha detto:

    Medito e Leggerò tutto molto volentieri.
    Me lo segno per l’estate.

    L’idea di partire dal rapporto e dalla relazione mi ha sempre trovato concorde.

    Grazie

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