Dalle parole ai fatti

Pubblicato: 1 giugno 2013 in Varie
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In questi giorni, per tutti molto intensi, in cui anche il tempo per lo studio e la riflessione è ridotto a piccoli ritagli comunque intenzionalmente ricercati, ho rivolto il mio interesse al curricolo verticale, tenendo conto anche delle tante sollecitazioni contenute nelle Nuove Indicazioni per il Curricolo Nazionale. Dalle nostre parti, come immagino un po’ dappertutto, si sono tenuti alcuni incontri per la presentazione di questo nuovo testo, anche con relatori importati e sempre interessanti, come Giancarlo Cerini, voce attenta e schierata dalla parte della scuola pubblica di qualità. Ma dopo questa prima scintilla, è seguita la calma piatta e ciò non è buon segno.

Inserisco qui un articolo di Cerini proprio sull’argomento curricolo verticale su cui da tempo lavora e per cui si batte come possibilità di innovare veramente la scuola, perché si pensi e si viva come un unico percorso dai 3 ai 14 anni, perché unico è il/la bambino/a -ragazzo/a che qui cresce. Ed invece, nonostante da più parti, come nel caso della mia zona, l’esperienza degli Istituti Comprensivi sia in corso da svariati anni, ancora non ha dato i frutti auspicati, anche nelle realtà più dinamiche: la continuità, quando c’è, viene spesso circoscritta agli anni-ponte; i 3 ordini di scuola hanno rari momenti di scambio e confronto tra loro, non sempre si parla la stessa lingua per cui facili sono le incomprensioni quando non diventano addirittura dissonanze specialmente tra gli insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria rispetto a quelli della secondaria di 1° grado, troppo concentrati sui risultati e meno sui processi (senza generalizzare, ovviamente). Senza dimenticare, in aggiunta a queste difficoltà, gli ostacoli reali posti dalle scellerate politiche scolastiche degli ultimi anni, che prosciugando le risorse, hanno anche propagato il diffondersi della sfiducia e demotivazione, complicando notevolmente il quadro.

Insomma, perché il curricolo verticale non rimanga una bella dichiarazione di intenti sulla carta, ma perché si traduca in pratica, bisogna dissodare il terreno, piuttosto inaridito: nel mentre si continuano a portare avanti le indispensabili lotte perché la scuola abbia il posto che merita nelle scelte di investimento economico dei governi del Paese, è necessario fomentare momenti di dialogo tra i docenti di ogni ordine di scuola, proprio prendendo a “pretesto il testo delle Indicazioni”, a piccole dose, magari individuando le questioni chiave su cui dibattere e trovare convergenze che uniscono.

Nel percorso che vogliamo attivare nel mio I.C., abbiamo anche un obiettivo ambizioso: quello di cominciare a stringere alleanze con i docenti della secondaria di 1°grado riguardo al Progetto Senza Zaino, da qualcuno visto con curiosità e voglia di approfondire, da altri con diffidenza a partire dal fatto di dover rinunciare alla cattedra…. E questo è strettamente parte del curricolo verticale: rimanda all’idea che abbiamo non solo di cosa si insegna, ma come, e quindi, l’idea di “alunno/a”, per noi protagonista attivo, per altri più spettatore.

Sempre per alimentare la riflessione, riporto un articolo di C. Fiorentini del Cidi ed il sito wecare del Progetto Galileo, così nutrito di articoli interessanti al riguardo più uno della dott.ssa Bickel sulla dislessia, sobrio come suo solito ma incisivo.

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