Il valore del “tassello fuori posto”..

Pubblicato: 9 giugno 2013 in Articoli Senza Zaino
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Stamattina, nel mentre girovagavo nel cyberspazio alla ricerca di letture interessanti, mi sono imbattuta in un bell’articolo del sito Education 2.0 a proposito delle scuole Senza Zaino, che in maniera chiara ed efficace ricostruisce le caratteristiche fondanti del Progetto SZ, cogliendone i principali e qualificanti aspetti di rilievo.

Tra questi, uno su tutti, su cui già altre volte sono tornata: l’importanza del “come” che deve primeggiare sul “cosa”. E su questo terreno, abbiamo avuto un ricco scambio tra noi in diigo che ha evidenziato una forte condivisione sulla centralità della relazione insegnante/alunno, che proprio perché non fossilizzata sulle prestazioni, sui diktat dei programmi, ma tesa a valorizzare i processi, necessariamente ci porta alla saggia, ma non per battuta, ma perché fondata nella realtà, conclusione che “bisogna imparare a togliere, anziché aggiungere”, come bene ha detto farinasullescarpe nel suo toccante bilancio di fine anno. Insomma, togliere in quantità, che significa, quindi, aggiungere in qualità: di cosa?

In primo luogo, dei rapporti: dall’adulto parte una cura e premura verso il rispetto, la disponibilità, l’ascolto, l’attenzione a tutte le diversità, l’intento nel sollecitare/suscitare costantemente motivazione ad apprendere, nel favorire processi di pensiero divergente, creativo contro le stereotipie ed omologazioni, nel promuovere atteggiamenti di collaborazione/cooperazione perché il clima della classe sia accogliente, stimolante, fertile perché non competitivo. Si fa strada il principio che si impara per il piacere di imparare, di scoprire, conoscere e conoscersi in una comunità che si prova su questo e cerca di viverlo perché molto più appagante dell’essere un gruppo di rivali”, come spesso sembrano le classi. Attivare, costruire ed intessere relazioni di questo tipo, richiede tempo ma anche l’aver saputo stringere alleanze con le famiglie che necessariamente devono condividere questa “vision/mission” della scuola e “fare la loro parte a casa” con coerenza, il tutto in un contesto sociale che, si sa, va in direzioni spesso diverse, quando non opposte, dato che individualismo e anche nichilismo verso le possibilità di “un mondo migliore”, vanno per la maggiore.

Sull’onda di queste riflessioni, che poi sono la determinazione quotidiana a voler realizzare una scuola in controtendenza come i tanti di cui ho letto appassionati articoli in diigo, ho trovato che calzasse a pennello un altro articolo scoperto per caso, sempre in Education 2.0, proprio nella pagina dove era quello del SZ. Si tratta di un articolo filosofico, diciamo così, che torna bene sul ruolo decisivo delle emozioni, degli affetti, dei sentimenti nella crescita come nella vita di ogni individuo, anzi evidenziano proprio quanto questi aspetti siano talmente connaturati all’essere umano, da diventare poderosa spinta a non arrendersi, a sperare, a lottare perché il meglio di sé possa continuare ad esprimersi anche di fronte a difficoltà invalidanti. Da lì, il riferimento a Beethoven, alla sua tenacia contro la sordità devastante in vecchiaia. Ma nell’articolo c’è anche molto di più; il passaggio sull’immaginazione, mi sembra centrale come quando,sempre al riguardo, si dice che èil tassello fuori posto che spinge alla ricerca…Per chiudere, quindi, il cerchio: cerchiamo di essere la la scuola dei tasselli fuori posto….

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commenti
  1. Daniele ha detto:

    Togliere in quantità (…) significa (…) aggiungere in qualità (…)?
    La frase in sé è affascinante… ma qui è tutto un togliere. Prova ad avere 2 ore alla settimana per ogni classe e perseguire, come vorremmo tutti, la decina di qualità che elenchi. Oltre al fatto, come dicevo in un prececente commento, che “…sotto una quantità minima un anno di apprendimenti non è neanche significativo: equivale a zero.” …e di questo sono sicuro 🙂

    • criszac68 ha detto:

      Dani, quello che scrivi è innegabile, non mi dimentico e non banalizzo la realtà che tanti colleghi, specialmente della Secondaria, vivono con la molteplicità di classi che devono gestire e gli snervanti spezzettamenti orari…E’ vero che quando scrivo, mi viene da far molto riferimento alla mia di realtà, quella della primaria, che non è certo un’isola felice per i colpi inferti dalla devastante politica dei tagli…ma non è drammatica quanto situazioni come quella che tu spesso ci descrivi. Condividerai con me, però, che senza nulla togliere al peso delle difficoltà che ci sono, il fatto di provare almeno a costruire con i nostri ragazzi relazioni significative, non può passare in secondo piano; è il terreno che permette a quella quantità minima di apprendimenti, sotto cui giustamente non bisogna andare, di essere veramente interiorizzata, perché si dà in un clima di ben-essere di cui c’è sempre più bisogno.

  2. Sabina ha detto:

    Mi piace la tua voglia di affrontare i problemi: anche io a questi preferisco le soluzioni.
    La ricerca della miglior scuola possibile ( di questi tempi) mi appassiona da matti.
    Il rimestare sempre le stesse lamentele e le problematiche mi avvilisce e mi annoia
    Tanto almeno per 15 anni ancora dovrò lavorare : tanto vale farlo al meglio e divertendosi con qualcosa di sensato

  3. Daniele ha detto:

    Protestare, non “rimestare sempre le stesse lamentele”, è qualcosa di sensato.
    Fregarsene è uguale alla rassegnazione, nella migliore delle ipotesi.
    Fregarsene perché, tanto, sono state poco toccate le materie “principali” vuol dire non avere idea di cosa sia una formazione armonica e completa.
    Scusa Cristina, se in qualche modo ti ho conivolta, ma insegnando alle medie da una vita è una vita che combatto contro certi assolutismi (e contro l’inerzia di chi non fa mai uno sciopero, ti sostituisce se lo fai tu e, se lo fanno le famiglie e il personale ATA e la scuola e chiusa, firma la presenza il giorno dopo anche se ha fatto vacanza. questa e la secondaria di primo grado.

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