Che piacere conoscersi…

Pubblicato: 2 luglio 2013 in Varie
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Che strana impressione…per meglio dire, emozione, visto che era già da un po’ che non mi addentravo e passeggiavo nel mio blog…La diserzione, diciamo così, è avvenuta per
scelta consapevole, dettata da un lato dal peso di una certa stanchezza post lavoro assai gravoso sui Questionari di soddisfazione di Istituto – tra scrutinio e trasposizione dati in grafici, il fardello non è stato da poco – e da un lato la volontà di assumere la postura di chi fa da spettatrice comunque attiva, non supina, di tutto quel caleidoscopico mondo digitale di cui è entrata a far parte…

Ogni tanto, serve anche questo, o perlomeno, questo è stato fruttuoso per me, che finora non avevo prestato un’adeguata attenzione ai/alle miei/mie compagni/e di viaggio in questo percorso, giudicato all’unanimità così appagante, tanto da suffragarne il proseguo. Come ho detto, questo apparente silenzio è stato in realtà per me un tumultuare di pensieri talvolta anche fragoroso per le numerose riflessioni e i tanti stimoli suscitati, sempre per la positiva perché mi ha consentito di approfondire la conoscenza dei molteplici abitanti del villaggio, ricercando una prossimità più vera, più profonda per quanto sviluppata virtualmente.

Più volte ho dato risalto al valore che ha per me la dimensione umana, quella che mi sollecita quotidianamente a provare a relazionarmi scevra da ogni prevenzione o luogo comune, perché veramente credo che le possibilità di cambiamento, per le quali combatto, siano insite in noi esseri umani, ovvio, non così come siamo; qui, entra in gioco la scelta di autosuperarci e autotrasformarci rispetto alle tante brutture che ci caratterizzano per far prevalere le facoltà benefiche di cui la nostra specie continua a dare prova, ma in modo episodico.

Non è mia intenzione filosofeggiare, anzi, perché tutto questo, per me, si cala nella realtà e prova ad essere approccio umanista in ogni circostanza, per cui non poteva essere diversamente anche nel cMOOC, dove la la formazione è stata fatta non solo dal prof, ma da tutto quel pullulare di anime che strenuamente hanno animato, con il loro post, ogni lezione…. Le parole del prof, nell’articolo di ieri sera, sono sacrosante, quando sottolineava il valore, nell’apprendimento a qualsiasi età, dell’interazione tra i protagonisti dell’azione educativa, da far trascrescere in cooperazione attraverso l’esperienza: le vuote formulette alimentano il nozionismo, servono a sciorinare erudizione astratta che frana quando si scontra con i problemi della realtà. Il solipsismo in educazione è perdente, sia che a metterlo in atto sia il docente che il discente; vero è che l’impronta del primo è determinante l’atteggiamento del secondo, per cui da insegnanti autocentrati non ci si potranno aspettare capacità collaborative da parte degli/le studenti/tesse e, solitamente, insegnanti di quella fatta son molto affezionati alle loro inossidabili formulette da ripresentarsi fedelmente, senza cambiare una virgola. La creatività, il pensiero divergente, l’immaginazione sono mal tollerate e perciò frustrate.

Da quello che ho potuto carpire dalla mia esplorazione conoscitiva nel villaggio, molte colleghe lamentano proprio di essere circondate da persone con le quali la condivisione di finalità educative imperniate sul soggetto che apprende e non solo sui contenuti, o peggio, sui programmi, è faticosa e, spesso, disarmante perché si parlano lingue diverse: quella del come si insegna e come si impara cozza inesorabilmente con quella di chi fa dell’apprendimento una mera questione di quantità. Ritorna in ballo la questione della relazionalità tra i diversi attori e attrici sulla scena dell’insegnare/imparare, e ad essa si collega inevitabilmente la visione che si ha della valutazione, se si reputa che la misurazione, il numero, la media matematica come diceva Marina P.( in “Anatomia di un esame”) , sia in grado di condensare il complesso percorso intrapreso da ogni ragazzo/a, oppure se tutto questo, anche se ci tocca perché è legge, è visto come riduttivo, parziale, mortificante e perciò da smitizzare. E la riflessione sviscerata (rimanendo in tema di “anatomia”…) da Marina è a questo proposito, più che esaustiva ed efficace. Tra l’altro, il suo proposito di attivare percorsi di autovalutazione negoziata con gli/le studenti/tesse mi trova molto d’accordo come metodologia per suscitarne una partecipazione consapevole non rivolta solo alla prestazione finale, bensì a tutte le tappe della propria crescita in senso globale. In alcuni articoli di qualche tempo fa, mi ero soffermata sulla valenza costruttiva delle Rubriche di Autovalutazione, su cui intendo ritornare anche perché ne farò oggetto di studio più accurato prossimamente.

Non sto divagando rispetto al mio obiettivo iniziale, cioè di sottolineare il senso di pienezza e soddisfazione conseguente all’azione di aver scelto di ampliare la conoscenza della tribù “cMOOC”, quello che dicevo ne è parte…ma volevo anche riportare la mia ammirazione e stima nei confronti di quei/le colleghi/e che si sono ingegnati nella conversazione in inglese per la presentazione delle peculiarità del nostro Mooc italiano….se da un lato, in questo caso, si è trattato di un guardare compiaciuto per il lavoro altrui, ma senza poter frugare per attingere e beneficiare… per l’inespugnabile “roccaforte” della lingua inglese, causa ignoranza a 360°, però ugualmente la mia è stata una forte partecipazione emotiva, che ha avvallato ancora di più quello che sostengo sulla nostra categoria: sì, ci sono i lagnosi, i rassegnati, gli sfiduciati, i demotivati…., ma quanto è importante non confondere la parte per il tutto: perché ci sono anche gli appassionati,gli impegnati, i coraggiosi, i volenterosi, i cocciuti, gli irriducibili…, insomma quelli che cercano di dare il meglio della loro umanità, quella stessa che cercano di far venire fuori al meglio in quei giovani che la sorte ha loro affidato…

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