Il mondo è qui

Pubblicato: 24 luglio 2013 in Senza categoria
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Tante sono le riflessioni che in questi giorni di caldo crescente, mi stanno ronzando per la testa, molto stimolate dalle miserie che continuano a incancrenire la scena politica italiana, ma soprattutto dalle vorticose vicende internazionali: dall’infuocata Piazza Tahir, dove è in atto una durissima mobilitazione che non accenna ad affievolirsi, per la tenacia dei protagonisti, fino alla Bulgaria, dove da pochi giorni sappiamo che sono in corso agguerrite manifestazioni di piazza, scoppiate da più di un mese, contro la corruzione dell’attuale governo….senza dimenticare il rinfocolare di tensioni solo sopite nelle banlieu parigine, dove la pochezza dei mass-media vuol contrabbandarci che gli scontri sorti sono solo una questione di chador che copre il volto femminile

E’ da tempo che sono amareggiata di fronte alla perenne distorsione/mistificazione delle notizie e mi sta pesando più che mai, anche perché sempre di più è evidente come il mondo entri a casa nostra ed il tentativo di chi ancora pensa di poterlo lasciar fuori ed ignorarlo, non solo è fallimentare ma relega in un individualismo cieco ed abietto. Scegliere di immergersi nell’incedere tumultuoso della vicenda umana su questo pianeta porta con sé luci ed ombre, è foriero di insicurezze, senso di impotenza ma anche, sapendo leggere la realtà, non con le lenti deformate dell’informazione sistemica – che, ovviamente, punta al mantenimento dello statu quo – di speranze, di germi di possibilità che possa affermarsi qualcosa di nuovo, di migliore. Su questo penso tra l’altro, che le nuove tecnologie possano giocare un ruolo, non determinante, perché determinante è il protagonismo delle persone e perciò le loro scelte, ma di certo significativo, anche solo nella progettazione di percorsi di lotta – le Primavere arabe hanno viaggiato molto sul web prima di tradursi in piazze straripanti – che poi hanno bisogno di soggetti in carne ed ossa per trasformarli in azioni conseguenti e mirate.

Piazza Tahir

In questo senso, si inserisce anche la scarcerazione di una “madre coraggio cinese”, cui qualche anno fa era stata rapita la figlia per introdurla nel mercato della prostituzione; questa donna si è battuta strenuamente per il ritrovamento della figlia e ha denunciato con forza i suoi carnefici, guarda caso dei “pezzi grossi” che godevano della protezione governativa. Poiché la donna ha perseverato nella sua opera di denuncia, è stata messa in prigione…e qui, entra in gioco l’enorme tam tam che si è dato via internet, inaspettato da parte del governo che, così, considerato il montare di una piccola rivoluzione, ha visto bene di accondiscendere alla richiesta di liberazione di quella che ormai era diventata un’eroina (ho letto la notizia su “Repubblica” di più di una settimana fa)

Come dicevo prima, questa è un’epoca di chiaro-scuri, verso la quale noi che facciamo educazione/formazione è importante saper mantener dritta la barra; mi è capitato di recente di aver fatto delle letture del sociologo tedesco Z. Bauman che, soprattutto in “Conversazioni sull’educazione” sottolinea la centralità del valore della speranza, affidando a noi educatori il compito di coltivarla ma non con l’ottimismo insulso e sterile del “pensare positivo tout court” (certo, meglio che pensare negativo, ma non è questo il nocciolo), ma con la consapevolezza che i nostri messaggi ed i nostri atteggiamenti possono creare partecipazione attiva nei nostri/e studenti/sse o rassegnazione e qualunquismo.

In questo, credo molto e mi porta ad affermare che possono cambiare anche i mezzi: tecnologie al posto degli strumenti finora adoperati, ma la sostanza non è quella: l’innovazione se non è accompagnata da una metodologia motivante e suscitante protagonismo è un dejà vu, oltretutto molto più costoso.

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commenti
  1. Daniele ha detto:

    La speranza, per me, è scegliere la preminenza dell’auspicabile sul possibile.
    Quello che è o è stato non determina quello che sarà. Solo un automatismo del pensiero fa ritenere il contrario.

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