Ma siamo tutti pronti?

Pubblicato: 26 agosto 2013 in Varie
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Era da un bel po’ che non mi riaffacciavo da queste parti e non tanto per motivi vacanzieri…sì, certo il meritato riposo c’è stato, abbiamo trascorso come famiglia 8 splendidi giorni a Parigi, che come vedete evidenzio, perché si è trattata di un’esperienza intensa e significativa…

Quindi, senza farmi prendere la mano, anzi dalle nostalgie dei ricordi della Ville Lumière, ritorno a quanto dicevo all’inizio. ossia che il mio stacco di questo periodo ha risposto ad una volontà precisa, alla scelta di avvalermi delle tecnologie solo per l’indispensabile, vale a dire lettura e uso della mail e per il resto “festa”.

Ho sentito il bisogno di incrementare le mie letture di romanzi e saggi (mai abbandonate, ma di sicuro più ridotte nel periodo lavorativo) e soprattutto di scrivere, e poi scrivere tanto su quaderni e taccuini, altro piacere di cui mai mi privo ma che ultimamente languiva dato che la tastiera era stata imperante.

In quello che sto esprimendo, non c’è nessun intento di contrapposizione tra le due modalità -chiamiamole così- di approccio e interazione con il mondo, c’è solo il voler esternare il mio pensiero, l’esperienza di chi non guarda più con diffidenza – anche grazie al cMOOC e all’importante e febbrile villaggio Diigo – alla rete con tutti gli annessi e connessi, ma che nel dibattito di chi ritiene che “carta ed inchiostri” siano da rottamare, sostiene che è ancora prematuro, che siamo in una fase, a mio avviso, dove è necessario trovare un equilibrio, perché ci sono ancora tanti adulti – come me – che non sono del tutto pronti – e ciò sarebbe deleterio proprio sul versante educativo -, ma anche perché non dappertutto – vedi nella mia realtà regionale – le nuove tecnologie sono così diffuse per cui il fatto che ancora una fetta delle nuove generazioni cresca con i sensi primari sollecitati dall’odor di carta da sfogliare e inchiostro che dà forma ai propri pensieri su di un sonoro foglio bianco, non mi sembra debba scandalizzare.

Può sembrare tardo romanticismo, me ne rendo conto…ma sto veramente riflettendo sul fatto che nel nostro Paese – e questo da sempre – si viaggia a più velocità, per cui l’aspetto di procedere con la giusta gradualità non è campato per aria, rispecchia le necessità di un tessuto sociale così frammentato: ad es., negli ultimi due mesi, la produzione in Diigo è stata vertiginosa, con una valanga di articoli di grande qualità, di cui molti letti da me con interesse, ma non tutti mi erano decifrabili perché mi mancano ancora le conoscenze e competenze per la decodifica di certe sigle e messaggi. E so di essere in buona compagnia, ma va anche detto che io appartengo a quella schiera di insegnanti, poi nemmeno tanto numerosa, che la volontà e l’impegno per capire ed affrontare il nuovo ce li mettono tutti. Sarà un luogo comune, però il detto “La gatta frettolosa fece i gattini ciechi” si attaglia bene anche in questo caso e la cecità tra gli insegnanti è molto pericolosa, soprattutto per coloro su cui si abbatte…

Salto ad alcune letture che mi hanno appassionato questa estate… cito in particolare, per svagarsi, divertendosi e nel contempo imparando, “Metronomo” di Lorànt Deutsch che racconta simpaticamente la storia di Parigi attraverso ciò che si nasconde dietro i nomi di molte fermate famose del metrò…è una vera chicca perché ricostruisce la storia della meravigliosa capitale europea, quella storia che non è più visibile oggi e che l’autore ha ricomposto grazie alla sua meticolosità e soprattutto alla passione che lo anima nella ricerca…

E poi, selezionando, non posso non citare “I sette saperi necessari all’educazione del futuro” di Edgar Morin, molto illuminante e utile, come tutti gli scritti di Morin, a chi non smette di interrogarsi per cercare di fare al meglio il suo “mestiere”. Non posso non riportare alcuni stralci…

Il primo, ripreso dal paragrafo “L’identità e la coscienza terrestre”
…dobbiamo imparare ad “esserci sul pianeta. Imparare ad esserci significa: imparare a vivere, a condividere, a comunicare, a essere in comunione; è ciò che si impara soltanto nelle e con le culture singolari. Abbiamo ormai bisogno di imparare a essere, a vivere, a condividere, a comunicare, a essere in comunione anche in quanto umani del pianeta Terra. Non dobbiamo più essere solo di una cultura, ma anche essere terrestri. Dobbiamo impegnarci a non dominare, ma a prenderci cura, migliorare, comprendere. Dobbiamo inscrivere in noi:
la coscienza antropologica, che riconosce la nostra unità nella diversità;
la coscienza ecologica, ossia la coscienza di abitare con tutti gli esseri mortali, una stessa sfera vivente (biosfera). Il conoscere il nostro legame consustanziale con la biosfera ci porta ad abbandonare il sogno prometeico del dominio dell’universo per alimentare, al contrario, l’aspirazione alla convivialità sulla Terra;
la coscienza dialogica, che nasce dall’esercizio complesso del pensiero e che ci permette nel contempo di criticarci fra di noi, di autocriticarci e di comprenderci gli uni gli altri.

E, infine, dal paragrafo finale “L’umanità come destino planetario”
…..l’Umanità è ormai soprattutto una nozione etica: è ciò che deve essere realizzato da tutti e in tutti e in ciascuno.
Dal momento che la specie umana continua la sua avventura sotto la minaccia dell’autodistruzione, l’imperativo è divenuto: salvare l’Umanità realizzandola.
……….
……….
Una politica dell’uomo, una politica di civiltà, una riforma del pensiero, l’antropoetica, il vero umanesimo e la coscienza di Terra-Patria, potranno solo congiuntamente ridurre l’ignominia del mondo.
……….
Noi non abbiamo le chiavi che aprono le porte di un avvenire migliore. Non conosciamo strade già tracciate. “El camino se hace al andar” (Antonio Machado). Ma possiamo individuare le nostre finalità: perseguire l’ominizzazione nell’umanizzazione in virtù dell’accesso alla cittadinanza terrestre in una comunità planetaria”.

Insomma, il da fare non ci manca….

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commenti
  1. luciab ha detto:

    L’acquisto di una penna, di un bloc notes, sono ancora per me momenti cerimoniali quasi “giapponesi”, come la tazza di tè. Credo che sia una magia che è impossibile sostituire con alcunché. Certi pensieri vanno solo su carta, non c’è nulla da fare!
    Morin è una persona intensamente spirituale. Spero che la sua visione si realizzi – farò il possibile per contribuire.

  2. […] di orecchio peloso, e di studio. Esattamente nel modo esposto da Cristina, quando si è chiesta: Ma siamo tutti pronti? Io per nulla. La missione pare immane, le possibilità trascurabili. Tuttavia mi confortano queste […]

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