Archivio per agosto, 2015

“Riprendo da dove ho lasciato per continuare a dipanare il filo… Ho sentito che Alessandro Gassman ha lanciato la proposta ai cittadini di ingaggiarsi tutti in un’opera di pulizia complessiva della città di Roma e ho anche capito che l’idea ha polarizzato l’opinione pubblica. Ecco, a mio avviso, l’iniziativa non sarebbe affatto peregrina se concepita non come un servizio allo Stato, in base al principio ormai reso ridicolo nei fatti, de “Lo Stato siamo noi”, ma proprio per dimostrare come si possa vivere anche senza (e meglio) lo Stato, perché possiamo davvero reimparare tutte/i insieme a gestire, organizzare, valorizzare la “res publica”, cioè quello che a tutti e tutte ci appartiene considerandolo un bene comune da rispettare e coltivare.

Sì, lo credo profondamente, sono ormai talmente patenti i danni materiali e morali che lo Stato sta perpetrato sulla nostra pelle che urge la necessità di un cambio, non riformando ciò che è irriformabile, ma proprio progettando nuove modalità di convivenza e di organizzazione della vita in tutti i suoi aspetti che, ovvio, non possono darsi con uno schiocco di dita, richiedono tempi lunghi ma vale la pena di tentare. Partendo dal nostro piccolo. Ad esempio, penso anche all’ambito scolastico, a questa riforma della Mala Scuola -come giustamente la definiscono i Cobas- che smantellerà la scuola pubblica per come l’abbiamo conosciuta finora, ma non certo per migliorarla, minando in particolare quel poco di spirito collaborativo e collegiale finora esistente e che là dove c’è stato, ha rappresentato un punto di forza a tutto vantaggio di bambinj/e e famiglie. Ecco, si tratterà di dar battaglia contro la competitività cui assisteremo, le chiusure, i colpi di mano del Dirigente..ma soprattutto dimostrando, senza farla facile, che un’altra scuola è possibile, sì, quella che si costruisce dal basso, che parte dalle migliori esperienze che finora si sono susseguite, ne fa tesoro e le amplia, le arricchisce tenendo conto di nuovi bisogni e dei nuovi protagonisti. E soprattutto lo fa nello scambio, nella condivisione, uniche strade di autentica crescita. Solo le relazioni portano benefici, gli individualismi nuocciono gravemente alla salute di chi li vive e di chi li riceve…

Una scuola che sappia sempre di più guardare e far entrare il “mondo” dentro le sue aule… Perché davvero i bimbi e le bimbe sappiano, anzi diventino più consapevoli (loro già lo sanno, siamo noi che abbiamo perso questa capacità di sentire) che siamo parte di un’unica specie che ci rende fratelli e sorelle su questa Terra che è di tutti/e e che se è stata frammentata è perché il potere di pochi finora ha vinto sulle grandi maggioranze, spesso defraudate di tutto.
Il mio pensiero è andato molto in questi giorni, ai fratelli e sorelle kurde che tenacemente tengono testa al mostro Isis, con una resistenza senza pari. Un popolo dimenticato che ora torna a far parlare di sé, dopo decenni di indifferenza internazionale verso i massacri inferti dallo Stato turco, che però, non dimentichiamolo, è “un patner importante negli scambi commerciali ed economici in genere”…quindi, è bene tenerselo buono. E ciò è da una vita che mi manda in bestia, popoli che vengono “immolati sull’altare” degli interessi economici e politici di un ristretto manipolo di faccendieri che hanno però in pugno le grandi maggioranze. I motivi anche solo per indignarsi, non mancano.

E in questa panoramica a sprazzi nella decadenza non si può non far due parole sugli ultimi omicidi di questi giorni, di giovani che ammazzano altri giovani per futili motivi…quando diciamo che l’uccidibilita’ sta segnando fortemente la nostra epoca e non è solo un fatto legato alle guerre, ma sta incancrenendo anche la vita quotidiana di ciascuno di noi, parliamo di una realtà con cui fare i conti, nell’intento di riaffermare la vita nei suoi valori sapendo volgere lo sguardo agli esempi migliori di scelte di Bene da Kobane come a Lampedusa, in riferimento ai volontari che tutti i giorni si impegnano per restituire un briciolo di dignità umana a chi ha attraversato il mare pieno di speranze verso un futuro migliore.

Con Miche e Mekdes stiamo seriamente valutando l’ipotesi di partire per Lampedusa la prossima estate, in un’ottica che vorrebbe trascendere il volontariato in senso stretto, ricercando una fratellanza/sorellanza sentimentale oltre che materiale. Vedremo, intanto è in cantiere.
Chiudo qui questa riflessione che pazientemente vi siete lette oppure a cui avete dato una semplice scorsa; poco importa, vi ringrazio lo stesso per il tempo che mi avete dedicato e spero di rafforzare presto dal vivo i vari aspetti che qui ho toccato.
Avevamo detto la prima settimana di agosto, vediamo un po’ se la facciamo andare in porto…
Vi mando un caro abbraccio, buon proseguimento di estate, Cri”

Fine seconda parte…

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Il testo che qui segue è stato elaborato pochi giorni fa con il piacevole fruscio delle onde in sottofondo… Da tempo, mi sentivo di nuovo stuzzicare dalla voglia di riattivare il mio blog, cui sono rimasta legata parecchio affettivamente, perché se anche negli ultimi due anni è rimasto letargico, i continui pungoli così densamente riflessivi del prof Formigoni come anche i contributi costanti di insegnanti d’eccezione come Maria Grazia Fiore, mi hanno sempre fornito sollecitazioni che dire solo “tecnologiche” porterebbe a svilirle per la loro complessità contenutistica.
Ecco che per rispolverare il mio blog, ho deciso di inserirci, intanto, il testo di un file inviato per mail ad alcune amiche, sorelle e compagne del gruppo La Comune di cui faccio convintamente parte da molti anni or sono….

Quindi, diciamo, che il mio intento potrebbe essere d’ora in poi, di fare del blog una sorta di archivio delle tante pagine che scrivo e che comunque viaggiano in rete e che così potrebbero avere un raccoglitore con funzione di memoria storica. Ma allo stesso tempo, farne motivo di condivisione con la “vecchia” comunità Itis13″ con cui ho intessuto, anche se per un lasso breve di tempo, rapporti stimolanti e significativi, tanto, appunto, da essere ricercati.

Aggiungo, inoltre, come appunto che quest’anno, per la mia classe quinta vorrei tentare di aprire un blog di classe, soppesando tutte le condizioni e i pro e contro per la classe, ovviamente sottoponendo la proposta direttamente ai/alle possibili protagonisti/e. E se qualcuno avesse consigli, sono stra ben accetti.

Ma ora, flash back sulla scorsa settimana…

“Sono giorni che sento il bisogno di scrivere, considerando che per me è la modalità preferita per mettere ordine ai pensieri, ma ho dovuto fugare non poche resistenze nel timore di apparire retorica, artificiosa, pedante. Insomma, il contrario di ciò che uno/a auspica di sentirsi replicare. Ho vinto questi timori perché sono riuscita a decentrarmi da me stessa, volgendo lo sguardo ai, anzi, alle, destinatarie di questo scritto, che mi conoscono e che sanno bene quanto conti per me il piacere della condivisione, anche quando non è lineare, ossia fatta solo di accordi, perché il valore delle divergenze, quando espresse con un intento di confronto e crescita comune, merita pieno rispetto. Per cui, mi espongo volentieri pronta ad accogliere ogni disappunto.
Tutto questo cappello deriva dal fatto che sono in vacanza, qui, nella gradevole Follonica, per cui, ci si può chiedere:“Ma perché così tante elucubrazioni? Datti pace, rilassati, stacca la spina…”. Ecco, io da tempo non ci riesco più e non solo, mi urta anche l’espressione stessa dello “staccare la spina” come se il riposo non dovesse contemplare nessuna attività cerebrale minima, sennò, ahimè dell’energia intellettiva può riprendere possesso di noi…
Qui, il relax non manca: spiaggia, sole, mare limpido, cieli tersi, passeggiate rigeneranti, figlia in stato di benessere, in compagnia di una spensierata combriccola di giovani che mettono allegria solo a guardarli/e…
Ma c’è un ma…accennavo in un sms a Lisa di una punta di insoddisfazione che sta pesando sulle mie giornate e che si va acuendo. Mi dico: ho la grande fortuna di esser qui a spassarmela, io insieme a tante altre centinaia di persone che gremiscono la spiaggia, ma ne siamo tutti/e consapevoli o davvero pensiamo che se è così è perché ce lo siamo “meritato” visto le fatiche lavorative di tutto l’anno con stress di ogni tipo a ciò annessi? Ho tanta paura che la logica della “separazione”, che poi è disgregazione, diventi sempre più imperante con il prevalere di individualismi pericolosi, che aprono la strada agli integralismi.
Ci sono state nuove mattanze in mare: la conta dei morti dall’inizio dell’anno è impressionante, per meglio dire, disumana, come disumano è assuefarsi a queste tragedie, rispondere con l’indifferenza quando non con il razzismo bieco di chi, appunto, vuole “fare a pezzi” la comune umanità che ci caratterizza, facendo del “mors tua vita mea” la bandiera di riferimento.
Si è parlato parecchio in questi giorni del degrado della splendida Roma, situazione davvero raccapricciante, specchio di un degrado non solo materiale, di incuria generale rispetto alla tutela del patrimonio storico della città come anche della salute di chi ci abita; è il degrado della politica, quella di mafia capitale che ha ingrassato sporchi traffici sulla pelle dei “reietti dei campi rom”, portando alla luce un marciume senza fine.

Le immagini riportate su Repubblica online parlano chiaro.

C’è un evidente degrado socio – politico – economico che purtroppo però fa il paio con quello delle coscienze individuali e collettive, perché quelli appena detti sarebbero tutti buoni presupposti per una sommossa popolare, se non proprio una “rivoluzione” e, invece, eccoci tutti in vacanza, obbedienti al cliché di staccare la spina, pronti a vomitare i nostri malesseri sotto gli ombrelloni, veri sfogatoi di egoismi, razzismi e maschilismi, perché qualche libertà in più per condire il proprio linguaggio, è bene non farsela mancare.
E qui per ora mi interrompo, scriverò a puntate e poi non so nemmeno se ve lo invierò; già lo scrivere è un primo modo di ricercare una relazione, perché anche quando si scrive solo per se stessi/e, in realtà si compie l’azione di parlare, nell’immaginario, con un altro/a da sé”.

Fine prima parte