Riprovarci, atto 1°

Pubblicato: 3 agosto 2015 in Riflessioni umaniste
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Il testo che qui segue è stato elaborato pochi giorni fa con il piacevole fruscio delle onde in sottofondo… Da tempo, mi sentivo di nuovo stuzzicare dalla voglia di riattivare il mio blog, cui sono rimasta legata parecchio affettivamente, perché se anche negli ultimi due anni è rimasto letargico, i continui pungoli così densamente riflessivi del prof Formigoni come anche i contributi costanti di insegnanti d’eccezione come Maria Grazia Fiore, mi hanno sempre fornito sollecitazioni che dire solo “tecnologiche” porterebbe a svilirle per la loro complessità contenutistica.
Ecco che per rispolverare il mio blog, ho deciso di inserirci, intanto, il testo di un file inviato per mail ad alcune amiche, sorelle e compagne del gruppo La Comune di cui faccio convintamente parte da molti anni or sono….

Quindi, diciamo, che il mio intento potrebbe essere d’ora in poi, di fare del blog una sorta di archivio delle tante pagine che scrivo e che comunque viaggiano in rete e che così potrebbero avere un raccoglitore con funzione di memoria storica. Ma allo stesso tempo, farne motivo di condivisione con la “vecchia” comunità Itis13″ con cui ho intessuto, anche se per un lasso breve di tempo, rapporti stimolanti e significativi, tanto, appunto, da essere ricercati.

Aggiungo, inoltre, come appunto che quest’anno, per la mia classe quinta vorrei tentare di aprire un blog di classe, soppesando tutte le condizioni e i pro e contro per la classe, ovviamente sottoponendo la proposta direttamente ai/alle possibili protagonisti/e. E se qualcuno avesse consigli, sono stra ben accetti.

Ma ora, flash back sulla scorsa settimana…

“Sono giorni che sento il bisogno di scrivere, considerando che per me è la modalità preferita per mettere ordine ai pensieri, ma ho dovuto fugare non poche resistenze nel timore di apparire retorica, artificiosa, pedante. Insomma, il contrario di ciò che uno/a auspica di sentirsi replicare. Ho vinto questi timori perché sono riuscita a decentrarmi da me stessa, volgendo lo sguardo ai, anzi, alle, destinatarie di questo scritto, che mi conoscono e che sanno bene quanto conti per me il piacere della condivisione, anche quando non è lineare, ossia fatta solo di accordi, perché il valore delle divergenze, quando espresse con un intento di confronto e crescita comune, merita pieno rispetto. Per cui, mi espongo volentieri pronta ad accogliere ogni disappunto.
Tutto questo cappello deriva dal fatto che sono in vacanza, qui, nella gradevole Follonica, per cui, ci si può chiedere:“Ma perché così tante elucubrazioni? Datti pace, rilassati, stacca la spina…”. Ecco, io da tempo non ci riesco più e non solo, mi urta anche l’espressione stessa dello “staccare la spina” come se il riposo non dovesse contemplare nessuna attività cerebrale minima, sennò, ahimè dell’energia intellettiva può riprendere possesso di noi…
Qui, il relax non manca: spiaggia, sole, mare limpido, cieli tersi, passeggiate rigeneranti, figlia in stato di benessere, in compagnia di una spensierata combriccola di giovani che mettono allegria solo a guardarli/e…
Ma c’è un ma…accennavo in un sms a Lisa di una punta di insoddisfazione che sta pesando sulle mie giornate e che si va acuendo. Mi dico: ho la grande fortuna di esser qui a spassarmela, io insieme a tante altre centinaia di persone che gremiscono la spiaggia, ma ne siamo tutti/e consapevoli o davvero pensiamo che se è così è perché ce lo siamo “meritato” visto le fatiche lavorative di tutto l’anno con stress di ogni tipo a ciò annessi? Ho tanta paura che la logica della “separazione”, che poi è disgregazione, diventi sempre più imperante con il prevalere di individualismi pericolosi, che aprono la strada agli integralismi.
Ci sono state nuove mattanze in mare: la conta dei morti dall’inizio dell’anno è impressionante, per meglio dire, disumana, come disumano è assuefarsi a queste tragedie, rispondere con l’indifferenza quando non con il razzismo bieco di chi, appunto, vuole “fare a pezzi” la comune umanità che ci caratterizza, facendo del “mors tua vita mea” la bandiera di riferimento.
Si è parlato parecchio in questi giorni del degrado della splendida Roma, situazione davvero raccapricciante, specchio di un degrado non solo materiale, di incuria generale rispetto alla tutela del patrimonio storico della città come anche della salute di chi ci abita; è il degrado della politica, quella di mafia capitale che ha ingrassato sporchi traffici sulla pelle dei “reietti dei campi rom”, portando alla luce un marciume senza fine.

Le immagini riportate su Repubblica online parlano chiaro.

C’è un evidente degrado socio – politico – economico che purtroppo però fa il paio con quello delle coscienze individuali e collettive, perché quelli appena detti sarebbero tutti buoni presupposti per una sommossa popolare, se non proprio una “rivoluzione” e, invece, eccoci tutti in vacanza, obbedienti al cliché di staccare la spina, pronti a vomitare i nostri malesseri sotto gli ombrelloni, veri sfogatoi di egoismi, razzismi e maschilismi, perché qualche libertà in più per condire il proprio linguaggio, è bene non farsela mancare.
E qui per ora mi interrompo, scriverò a puntate e poi non so nemmeno se ve lo invierò; già lo scrivere è un primo modo di ricercare una relazione, perché anche quando si scrive solo per se stessi/e, in realtà si compie l’azione di parlare, nell’immaginario, con un altro/a da sé”.

Fine prima parte

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