Archivio per la categoria ‘Articoli Senza Zaino’

In questa torrida domenica di fine luglio, avendo scelto, per varie ragioni, di rimanermene a casa evitando calca sulle spiagge e file chilometriche sulle strade, ho colto l’importante sollecitazione del prof per ciò che riguarda il controverso tema della Valutazione.

Già in passato mi era capitato di affrontarlo e di confrontarmi con diversi insegnanti, anche loro sempre dibattuti nel momento in cui, non per scelta ma per coercizione, dobbiamo quantificare numericamente l’apprendimento dei nostri/e studenti/esse. E siccome per molti di noi la valutazione è un processo più ampio e complesso, che comprende sia la nostra Autovalutazione come quella dei nostri/allievi/e, estesa a tutto il processo, quindi il percorso con cui si è snodato l’insegnare e l’imparare, non circoscrivibile al considerare solo la mera prestazione finale, sono davvero tanti i pruriti che ci assalgono quando si tratta di assolvere al dovere richiestoci per legge (che perlomeno alla Scuola Primaria incombe solo per la pagella, dato che ancora si può esercitare la libertà di avvalersi del giudizio su quaderni e registri, se il DS non è un convinto leguleio …e noi godiamo di questa fortuna).

Questa è stata uno dei tanti Decreti Legge calati dall’alto, senza discussione alcuna con la base, termine che si sta quasi facendo obsoleto tenendo conto di come si stanno muovendo da tempo i nostri governanti. La “base”, purtroppo, è stata capace di grandi slanci, di momenti di mobilitazione preziosa che, anche se non del tutto dispersi, sono molto rifluiti evidenziando ancor più le contraddizioni che ci sono sempre state al nostro interno, una categoria, quella docente, che troppo spesso si è vissuta nella separatezza tra ordini di scuola, come se ognuna fosse un “orticello a sé”. E la questione “voto” ha fatto riemergere queste discrepanze, per cui se noi della Primaria siamo state le/i prime/i a dare battaglia, le/i colleghe/i della Secondaria di 1° e 2° grado, in larga maggioranza, accoglievano con benevolenza il ritorno al voto quasi come una “forma di riscatto sociale” della categoria, che a parere di molti poteva riacquisire così la sua autorità (ovvio, non autorevolezza).

E’ stato con enorme piacere scoprire che i tanti compagni/e di viaggio nel cMOOC manifestavano le mie stesse posizioni, o quanto meno inquietudini, come lo stesso prof – e in ambito universitario, la faccenda si fa ancora più complicata – ci ha esplicitato per condividere con lui una fase non lineare, che richiede ponderazione…Ancora una volta, il fatto che ci abbia esternato le sue riflessioni accorciando, come in tante altre occasioni, le distanze tra noi studenti/esse e lui come docente, è ulteriore riprova di una sua precisa scelta di metodo: l'”umanizzazione” di tutto ciò che si fa, che sa dosare umiltà e consapevolezza di capacità allo stesso tempo, in una ricerca continua che fa dell’insegnare-imparare una spirale virtuosa mai paga.

Sempre per arricchire il già nutrito bagaglio sulla Valutazione, volevo aggiungere altro materiale del Progetto Senza Zaino, stilato dal fondatore Marco Orsi, che mette in luce tutto il valore che ha l’attività in sé, da considerarsi non solo un mezzo ma anche un fine. Gli articoli e le slide danno molti spunti. A voi una “calda lettura”….

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Stamattina, nel mentre girovagavo nel cyberspazio alla ricerca di letture interessanti, mi sono imbattuta in un bell’articolo del sito Education 2.0 a proposito delle scuole Senza Zaino, che in maniera chiara ed efficace ricostruisce le caratteristiche fondanti del Progetto SZ, cogliendone i principali e qualificanti aspetti di rilievo.

Tra questi, uno su tutti, su cui già altre volte sono tornata: l’importanza del “come” che deve primeggiare sul “cosa”. E su questo terreno, abbiamo avuto un ricco scambio tra noi in diigo che ha evidenziato una forte condivisione sulla centralità della relazione insegnante/alunno, che proprio perché non fossilizzata sulle prestazioni, sui diktat dei programmi, ma tesa a valorizzare i processi, necessariamente ci porta alla saggia, ma non per battuta, ma perché fondata nella realtà, conclusione che “bisogna imparare a togliere, anziché aggiungere”, come bene ha detto farinasullescarpe nel suo toccante bilancio di fine anno. Insomma, togliere in quantità, che significa, quindi, aggiungere in qualità: di cosa?

In primo luogo, dei rapporti: dall’adulto parte una cura e premura verso il rispetto, la disponibilità, l’ascolto, l’attenzione a tutte le diversità, l’intento nel sollecitare/suscitare costantemente motivazione ad apprendere, nel favorire processi di pensiero divergente, creativo contro le stereotipie ed omologazioni, nel promuovere atteggiamenti di collaborazione/cooperazione perché il clima della classe sia accogliente, stimolante, fertile perché non competitivo. Si fa strada il principio che si impara per il piacere di imparare, di scoprire, conoscere e conoscersi in una comunità che si prova su questo e cerca di viverlo perché molto più appagante dell’essere un gruppo di rivali”, come spesso sembrano le classi. Attivare, costruire ed intessere relazioni di questo tipo, richiede tempo ma anche l’aver saputo stringere alleanze con le famiglie che necessariamente devono condividere questa “vision/mission” della scuola e “fare la loro parte a casa” con coerenza, il tutto in un contesto sociale che, si sa, va in direzioni spesso diverse, quando non opposte, dato che individualismo e anche nichilismo verso le possibilità di “un mondo migliore”, vanno per la maggiore.

Sull’onda di queste riflessioni, che poi sono la determinazione quotidiana a voler realizzare una scuola in controtendenza come i tanti di cui ho letto appassionati articoli in diigo, ho trovato che calzasse a pennello un altro articolo scoperto per caso, sempre in Education 2.0, proprio nella pagina dove era quello del SZ. Si tratta di un articolo filosofico, diciamo così, che torna bene sul ruolo decisivo delle emozioni, degli affetti, dei sentimenti nella crescita come nella vita di ogni individuo, anzi evidenziano proprio quanto questi aspetti siano talmente connaturati all’essere umano, da diventare poderosa spinta a non arrendersi, a sperare, a lottare perché il meglio di sé possa continuare ad esprimersi anche di fronte a difficoltà invalidanti. Da lì, il riferimento a Beethoven, alla sua tenacia contro la sordità devastante in vecchiaia. Ma nell’articolo c’è anche molto di più; il passaggio sull’immaginazione, mi sembra centrale come quando,sempre al riguardo, si dice che èil tassello fuori posto che spinge alla ricerca…Per chiudere, quindi, il cerchio: cerchiamo di essere la la scuola dei tasselli fuori posto….

Una buona lettura

Pubblicato: 23 maggio 2013 in Articoli Senza Zaino
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Il tema della comunità educante mi sta da tempo a cuore e la scelta, nella mia scuola, di aderire al Progetto Senza Zaino, è stato calzante al riguardo: ha significato cercare di mettere in piedi un’organizzazione di scuola con relative metodologie, che dal piano teorico permettessero di concretizzare una piccola comunità di soggetti di varie età e con ruoli diversi, accomunati dalle stesse finalità. Come ho più volte detto, da noi il percorso ha da poco visto il suo esordio – dopo una discreta fase di gestazione…-, conta su due anni di vita, intensi, appassionati, impegnativi ma che due anni sono e quindi, ancora c’è molto da imparare, capire e approfondire, aggiustare e consolidare. Per questo, riteniamo che la formazione insegnanti sia essenziale e quest’anno è stata cadenzata da incontri quindicinali, ancora non conclusi.

In più, non ci siamo lesinate nemmeno nella partecipazione a vari eventi dedicati, appunto, questo nuovo modo di fare scuola, come quello già da me segnalato, svoltosi a Lucca il 21/05/’13, per la presentazione del libro: “La comunità che fa crescere la scuola”. Sul sito del Senza Zaino, ne è stata pubblicata la prefazione scritta da G Cerini, veramente coinvolgente e convincente. Riporto qui il link per chi, incuriosito/a, volesse dilettarsi nel conoscere il pensiero di Cerini su un tema quanto mai attuale, ancora troppo solo evocato e poco praticato. Una buona lettura.

http://www.senzazaino.it/index.php?option=com_content&view=article&id=259%3Aprefazione-al-libro-la-cominita-che-fa-crescere-la-scuola-di-g-cerini&catid=74%3Apubblicazioni&Itemid=285&lang=

Pillolina…

Pubblicato: 21 maggio 2013 in Articoli Senza Zaino
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Ho ancora qualche neurone attivo per scrivere, dopo una lunga ed intensa giornata a scuola, cui è seguita la partecipazione al Convegno “La comunità che fa crescere la scuola”, proprio una pillolina estratta dalla relazione di uno dei prof presenti all’evento…

Si tratta del prof. Bargelli di Filosofia del Diritto all’università di Urbino, che dopo un interessante excursus su varie correnti di pensiero orientate talune all’individualismo, altre al comunitarismo, nel concludere il suo intervento, simpaticamente ci ha fatto sorridere e riflettere sulle 3 P ora vigenti nella scuola che hanno soppiantato le 3 I di gelminiana memoria: P di povertà, P di precariato e P di “pugna”, pugilato per la competizione in cui purtroppo rimangono irretisce molte scuole….

3 aspetti innegabili che restituiscono efficacemente la fotografia delle nostre realtà di lavoro…Al termine del Convegno, su cui poi ritornerò più diffusamente, tra noi maestre si commentava: sulle prime 2 di P, la nostra azione non può essere diretta, nel senso che se da un lato è indispensabile continuare a dar valore alla denuncia ed alla mobilitazione di cui non ci dobbiamo stancare perché negli ultimi anni, è stato sferrato un attacco senza uguali alla scuola pubblica, dall’altro non siamo noi a tenere le redini della situazione… mentre, invece, sulla terza P, possiamo molto, sta a noi far cambiare rotta alla scuola, perché deponga l’arma della competizione per inaugurare una nuova fase dova sia la collaborazione a farla da padrona.

Da qui, la portata enorme di quella pedagogia e didattica che fa della comunità la sua alfa e omega, perché è nella relazione che si apprende, si cresce, si guarda all’altro, non come altro, o peggio, contrapposto, a sé, ma come individuo con cui si possono trovare convergenze da condividere, ma anche divergenze che non separano, ma che sono da vivere come dialettica costruttiva di gruppo. E questo i piccini lo imparano se sono per primi i grandi a praticarlo….

Che la valutazione sia un tema che mi interessa, penso si sia intuito, considerando che molti dei miei post toccano questo tasto…Il percorso che stiamo conducendo col Progetto Senza Zaino,
ci sollecita molto a intrecciare i momenti della nostra valutazione come insegnanti con i molti, quasi quotidiani, di autovalutazione che coinvolgono i/le bambini/e e che non sono una semplice constatazione dell’errore e conseguente correzione, ma processi di riflessione più ampia, quindi metacognitivi: per cui, il confine tra autovalutazione ed apprendimento sfuma in un circolo virtuoso cui merita dare il giusto tempo.

Recentemente, con il gruppo della mia classe 2° primaria, abbiamo iniziato ad elaborare delle rubriche per la valutazione, partendo da quella utile quando si prende in esame un testo scritto. Questo lavoro ha visto tutta una prima fase di conversazione in agorà, il nostro spazio dove quotidianamente ci ritroviamo per rivedere insieme il piano della giornata o per discutere i fatti importanti per la vita della classe e/o scuola: quindi, sono molto d’accordo con quei colleghi che in alcuni post, sottolineavano come la conversazione sia apprendimento e quanto, invece, spesso venga penalizzata perché la logica del “programma da finire” imperversa à go go…

Bene: dopo queste succose chiacchierate, abbiamo predisposto una nostra rubrica definendo per ogni risultato, in tutto 5 voci, i criteri essenziali che devono poter essere riscontrati in un elaborato perché si possa dire raggiunto quel traguardo (es.: per Lavoro ottimo, si sono individuate queste caratteristiche per ciò che riguarda lessico e sintassi, con le parole dei bimbi – l’ortografia ha una rubrica a parte – : l’argomento è stato trattato in tutte le sue parti in modo appropriato; le frasi sono ben organizzate e, quindi, chi legge capisce senza difficoltà; la punteggiatura è stata usata correttamente; non ci sono ripetizioni, ci sono invece sinonimi usati bene).

In questi giorni di verifiche finali, quello che mi sta intrigando molto, non è la prestazione in sé, ma proprio il momento successivo di autovalutazione con la rubrica perché i ragionamenti di cui i bambini diventano capaci, quando non sono più intrappolati dai fogli, sono sorprendenti e dimostrazione di una costante spinta a migliorarsi – ovviamente, non uniforme, le dosi sono differenziate… – che si fa tangibile solo se suscitata con il protagonismo diretto e non se si ha solo il ruolo di semplici esecutori passivi. I tempi inevitabilmente si fanno molto più dilatati: ma è la qualità a primeggiare sulla quantità che spesso non lascia neanche traccia.

Ho inserito qui del materiale interessante di M.Comoglio che tratta la valutazione nelle sue diverse sfaccettatuare: valutazione per/dell’/come apprendimento e nella parte finale si sofferma sulle rubriche, cui ho accennato sopra. E’ un PDF nutrito ma scorrevole.

la valutazione di comoglio_1

Ho trovato un numero un po’ datato della rivista “Rassegna” dell’Istituto Pedagogico (così si chiama), e se anche la sua pubblicazione risale a 5 anni or sono, ci sono molti articoli e relativi contenuti che sono ancora di grande attualità…le buone riflessioni non invecchiano, magari si riaggiornano, ma non perdono il loro smalto concettuale di fondo. Ed in questo caso, il nocciolo è rappresentato dalla valutazione, terreno scivoloso su cui la scuola italiana, guardandola non dal “basso”, ma per ciò che attiene le scelte ministeriali, ha tenuto un atteggiamento ondivago per finire con il ritorno al voto numerico, quando era stato affossato per avvedute ragioni pedagogiche in tempi non molto remoti.

Segnalo in particolare l’articolo da pag 28 in poi, scritto da M.Orsi, dal titolo emblematico: “Valutazione dell’apprendimento o per l’aprendimento?, in cui sviluppa tutta una serie di questioni, a mio avviso, convincenti, sul fatto che spesso il valutare ha finito per essere totalizzante, l’obiettivo principe di molti/e insegnanti, sottomettendo l’ambito delle attività, di quel fare, di quell’operare a scuola, attraverso una didattica laboratoriale, sacrificata sull’altare della misurazione e mortificata dal prevalere del “fotocopificio” sempre attivo, come sono diventate tante scuole.
Leggevo alcuni post del (per)corso cMOOC che sottolineavano la necessità di valorizzare la curiosità, la creatività, l’immaginazione, lo spirito di ricerca che nei nostri bimbi sono costantemente accesi: questo ha bisogno di tempi ed organizzazione altra rispetto a quella tradizionale, di sicuro di molto impegno da parte nostra ma, se c’è motivazione, è certo che sapremo raccoglierne i frutti. Quelli che da una triste fotocopia non si potranno mai ricavare e che da un numero – il voto – non potranno mai essere rappresentati nella molteplicità dei loro colori e sfumature

Rassegna 35 Valutazione-1

Un invito…

Pubblicato: 14 maggio 2013 in Articoli Senza Zaino
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Parto da una prima soddisfazione, quella del neofita che pasticciando, comincia a vedere qualche barlume di risultato…sono riuscita ad inserire un file PDF nel post!! Fino a qualche minuto fa, pensavo non fosse possibile, per cui anche se ho la consapevolezza che non sia una grande conquista, però è anche vero che ciò rientra nella mia esplorazione delle potenzialità di WordPress.com, questo sconosciuto fino a poco tempo fa…

Ma veniamo al contenuto del PDF, che è quello che mi ha fatto prodigare nell’escogitare un modo per diffondere questa informazione: martedì prossimo, il 21/05/’13, a Lucca, ci sarà un Convegno per la presentazione dell’ultimo libro di M.Orsi, dal titolo emblematico: “La comunità che fa crescere la scuola”. Della mia scuola, si muoverà una discreta truppa di maestre, anche se raggiungere il luogo ci richiederà circa un’ora di viaggio (quasi noi tutte, lavoriamo nel Tempo Pieno e usciamo dopo le 16….). Ma non sono le complicazioni logistiche a fermarci; siamo fortunate, perchè ancora circola tra noi una positiva motivazione a vivere certe esperienze non come sacrifici, ma come opportunità di arricchimento personale e collettivo, in una logica appunto comunitaria.
Non è facile, specialmente per la situazione che la scuola pubblica italiana da tempo vive, che ha visto fortemente minacciata la sua qualità per le sciagurate scelte compiute nella stanza dei bottoni e che hanno alimentato atteggiamenti di sfiducia, rassegnazione, chiusura, demoralizzazione…Non si tratta allora di dimostrare che la “buona scuola si può fare anche senza le risorse, solo perché ci sono delle insegnanti che ci credono…anzi, proprio perché ci sono insegnanti che, nonostante tutto, continuano a crederci e a lottare contro politiche dissennate, non è possibile non dare valore anche finanziario a tutto questo, pena un impoverimento culturale della società tutta. Ed è bene che nella comunità ci stiano a pieno titolo i genitori, che si uniscano a noi sempre di più in questa battaglia per il presente dei loro figli e per il futuro di tutti.

Quindi, se qualcuno volesse unirsi a noi in quel di Lucca – distanze permettendo -, martedì prossimo, sarebbe un’ottima occasione per vivere un pomeriggio formativo con spirito comunitario

Presentazione Libro_Senza_Zaino_21_maggio_2013-1_1_2