Archivio per la categoria ‘Varie’

Ho deciso di dare questo titolo al mio post perché mi interessava, in particolare, dare risalto alla parola “piacere”, dato che per un po’ non è stato così. Nessuno mi impediva di farlo prima, ma è proprio tutto quell’immane coacervo che caratterizza il mondo della rete, che se da un lato mi affascina – in quanto prodotto dall’essere umano e, traendo ispirazione dalla filosofia di Rosa Luxemburg, anch’io voglio che “Niente di ciò che è umano, mi sia estraneo”, o perlomeno ci provo…-, dall’altro mi è respingente, non solo perché vasto e complicato, ma anche perché tanti dei suoi tentacoli e malie verso le nuove generazioni mi preoccupano.

Ma su questi aspetti, ci siamo a lungo soffermati in ltis13, grazie alle costanti sollecitazioni del prof Andreas che anche ora in loptis, non abbassa la guardia…ed è per questo, che continuo a seguire il suo percorso con la voglia di esserci, perché la spinta che lui ci dà ad un protagonismo critico e costruttivo mi convince. Poi, è chiaro che ognuno questo protagonismo, lo esprime a suo modo, per cui, in Diigo, mi capita di tentare di leggere alcuni post che trovo interessanti solo per il fatto che sono così infarciti (non in senso negativo, ma solo quantitativo) di termini tecnici, tutti in inglese, riferiti a come utilizzare al meglio le nuove tecnologie, e provo davvero ammirazione per chi, diciamo, è a questi livelli, ma per me ora continuano a parlare una lingua sconosciuta, ed ammetto che non ho la pretesa di impararla a breve termine.

Ecco che allora, mi ha dato forza, leggere oggi il post di Maestro Ale del 12/10,
che nella sua semplicità, ha detto alcune cose nelle quali mi ritrovo. Sì, perché il suo, come il mio, è il protagonismo – se non ho capito male, anche dal sottotitolo del suo blog …- di chi è da poco che armeggia con questi strumenti e cerca, per quello che è possibile, di “umanizzarli”, come abbiamo sperimentato proprio in ltis13, perché non solo ha permesso a quelli “tabula rasa” come me, di acquisire i rudimenti, ma all’interno di una cornice relazionale davvero ricca, proprio anche per le differenze tra i partecipanti.

Insomma, mi voglio ripetere che: abbiamo costruito una cosa, mi riferisco a Diigo, che è un importante veicolo di scambio e nel quale ognuno può tranquillamente trovare la sua collocazione e le sue modalità di comunicazione con gli altri. La semplicità di maestra Ale mi ha indotto a riflettere sul fatto che da parte mia, negli ultimi tempi – certo, anche molto vorticosi per l’inizio scuola – c’era “un non detto”: vale a dire, sentirsi un po’ frustrata perché incapace di attingere e poter comunicare con molti post densi di citazioni tecnologiche. Problema mio, vero, ma ci sta che non sia la sola.

Per cui, invito tutte/i a vincere questi imbarazzi ed eventuali complessi di inferiorità, che per gente come noi che fa valutazione (attenta ai processi e non ai prodotti), dovrebbero essere scongiurati…ma non è così, perché tutte/i siamo figlie/i di un sistema che, purtroppo, ci classifica e, lo combatti quanto vuoi, ma le sue scorie spesso risorgono… Quindi, la scelta di esserci, ognuno a suo modo, con i suoi tempi e i suoi contenuti, è espressione di libertà, non individualistica, ma di tante libertà che si cercano e si danno le une alle altre. Non è detto che tra tutte nasca sintonia, ma non è questo l’obiettivo.

Mi accomiato con una bella poesia, da inguaribili sognatori, “Sulla luna”, di Gianni Rodari, di cui qui dalle mie parti, stiamo organizzando un Convegno per ricordare la sua originale personalità e la sua variegata opera…Non mancherà occasione di riparlarne.

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Era da un bel po’ che non mi riaffacciavo da queste parti e non tanto per motivi vacanzieri…sì, certo il meritato riposo c’è stato, abbiamo trascorso come famiglia 8 splendidi giorni a Parigi, che come vedete evidenzio, perché si è trattata di un’esperienza intensa e significativa…

Quindi, senza farmi prendere la mano, anzi dalle nostalgie dei ricordi della Ville Lumière, ritorno a quanto dicevo all’inizio. ossia che il mio stacco di questo periodo ha risposto ad una volontà precisa, alla scelta di avvalermi delle tecnologie solo per l’indispensabile, vale a dire lettura e uso della mail e per il resto “festa”.

Ho sentito il bisogno di incrementare le mie letture di romanzi e saggi (mai abbandonate, ma di sicuro più ridotte nel periodo lavorativo) e soprattutto di scrivere, e poi scrivere tanto su quaderni e taccuini, altro piacere di cui mai mi privo ma che ultimamente languiva dato che la tastiera era stata imperante.

In quello che sto esprimendo, non c’è nessun intento di contrapposizione tra le due modalità -chiamiamole così- di approccio e interazione con il mondo, c’è solo il voler esternare il mio pensiero, l’esperienza di chi non guarda più con diffidenza – anche grazie al cMOOC e all’importante e febbrile villaggio Diigo – alla rete con tutti gli annessi e connessi, ma che nel dibattito di chi ritiene che “carta ed inchiostri” siano da rottamare, sostiene che è ancora prematuro, che siamo in una fase, a mio avviso, dove è necessario trovare un equilibrio, perché ci sono ancora tanti adulti – come me – che non sono del tutto pronti – e ciò sarebbe deleterio proprio sul versante educativo -, ma anche perché non dappertutto – vedi nella mia realtà regionale – le nuove tecnologie sono così diffuse per cui il fatto che ancora una fetta delle nuove generazioni cresca con i sensi primari sollecitati dall’odor di carta da sfogliare e inchiostro che dà forma ai propri pensieri su di un sonoro foglio bianco, non mi sembra debba scandalizzare.

Può sembrare tardo romanticismo, me ne rendo conto…ma sto veramente riflettendo sul fatto che nel nostro Paese – e questo da sempre – si viaggia a più velocità, per cui l’aspetto di procedere con la giusta gradualità non è campato per aria, rispecchia le necessità di un tessuto sociale così frammentato: ad es., negli ultimi due mesi, la produzione in Diigo è stata vertiginosa, con una valanga di articoli di grande qualità, di cui molti letti da me con interesse, ma non tutti mi erano decifrabili perché mi mancano ancora le conoscenze e competenze per la decodifica di certe sigle e messaggi. E so di essere in buona compagnia, ma va anche detto che io appartengo a quella schiera di insegnanti, poi nemmeno tanto numerosa, che la volontà e l’impegno per capire ed affrontare il nuovo ce li mettono tutti. Sarà un luogo comune, però il detto “La gatta frettolosa fece i gattini ciechi” si attaglia bene anche in questo caso e la cecità tra gli insegnanti è molto pericolosa, soprattutto per coloro su cui si abbatte…

Salto ad alcune letture che mi hanno appassionato questa estate… cito in particolare, per svagarsi, divertendosi e nel contempo imparando, “Metronomo” di Lorànt Deutsch che racconta simpaticamente la storia di Parigi attraverso ciò che si nasconde dietro i nomi di molte fermate famose del metrò…è una vera chicca perché ricostruisce la storia della meravigliosa capitale europea, quella storia che non è più visibile oggi e che l’autore ha ricomposto grazie alla sua meticolosità e soprattutto alla passione che lo anima nella ricerca…

E poi, selezionando, non posso non citare “I sette saperi necessari all’educazione del futuro” di Edgar Morin, molto illuminante e utile, come tutti gli scritti di Morin, a chi non smette di interrogarsi per cercare di fare al meglio il suo “mestiere”. Non posso non riportare alcuni stralci…

Il primo, ripreso dal paragrafo “L’identità e la coscienza terrestre”
…dobbiamo imparare ad “esserci sul pianeta. Imparare ad esserci significa: imparare a vivere, a condividere, a comunicare, a essere in comunione; è ciò che si impara soltanto nelle e con le culture singolari. Abbiamo ormai bisogno di imparare a essere, a vivere, a condividere, a comunicare, a essere in comunione anche in quanto umani del pianeta Terra. Non dobbiamo più essere solo di una cultura, ma anche essere terrestri. Dobbiamo impegnarci a non dominare, ma a prenderci cura, migliorare, comprendere. Dobbiamo inscrivere in noi:
la coscienza antropologica, che riconosce la nostra unità nella diversità;
la coscienza ecologica, ossia la coscienza di abitare con tutti gli esseri mortali, una stessa sfera vivente (biosfera). Il conoscere il nostro legame consustanziale con la biosfera ci porta ad abbandonare il sogno prometeico del dominio dell’universo per alimentare, al contrario, l’aspirazione alla convivialità sulla Terra;
la coscienza dialogica, che nasce dall’esercizio complesso del pensiero e che ci permette nel contempo di criticarci fra di noi, di autocriticarci e di comprenderci gli uni gli altri.

E, infine, dal paragrafo finale “L’umanità come destino planetario”
…..l’Umanità è ormai soprattutto una nozione etica: è ciò che deve essere realizzato da tutti e in tutti e in ciascuno.
Dal momento che la specie umana continua la sua avventura sotto la minaccia dell’autodistruzione, l’imperativo è divenuto: salvare l’Umanità realizzandola.
……….
……….
Una politica dell’uomo, una politica di civiltà, una riforma del pensiero, l’antropoetica, il vero umanesimo e la coscienza di Terra-Patria, potranno solo congiuntamente ridurre l’ignominia del mondo.
……….
Noi non abbiamo le chiavi che aprono le porte di un avvenire migliore. Non conosciamo strade già tracciate. “El camino se hace al andar” (Antonio Machado). Ma possiamo individuare le nostre finalità: perseguire l’ominizzazione nell’umanizzazione in virtù dell’accesso alla cittadinanza terrestre in una comunità planetaria”.

Insomma, il da fare non ci manca….

Che strana impressione…per meglio dire, emozione, visto che era già da un po’ che non mi addentravo e passeggiavo nel mio blog…La diserzione, diciamo così, è avvenuta per
scelta consapevole, dettata da un lato dal peso di una certa stanchezza post lavoro assai gravoso sui Questionari di soddisfazione di Istituto – tra scrutinio e trasposizione dati in grafici, il fardello non è stato da poco – e da un lato la volontà di assumere la postura di chi fa da spettatrice comunque attiva, non supina, di tutto quel caleidoscopico mondo digitale di cui è entrata a far parte…

Ogni tanto, serve anche questo, o perlomeno, questo è stato fruttuoso per me, che finora non avevo prestato un’adeguata attenzione ai/alle miei/mie compagni/e di viaggio in questo percorso, giudicato all’unanimità così appagante, tanto da suffragarne il proseguo. Come ho detto, questo apparente silenzio è stato in realtà per me un tumultuare di pensieri talvolta anche fragoroso per le numerose riflessioni e i tanti stimoli suscitati, sempre per la positiva perché mi ha consentito di approfondire la conoscenza dei molteplici abitanti del villaggio, ricercando una prossimità più vera, più profonda per quanto sviluppata virtualmente.

Più volte ho dato risalto al valore che ha per me la dimensione umana, quella che mi sollecita quotidianamente a provare a relazionarmi scevra da ogni prevenzione o luogo comune, perché veramente credo che le possibilità di cambiamento, per le quali combatto, siano insite in noi esseri umani, ovvio, non così come siamo; qui, entra in gioco la scelta di autosuperarci e autotrasformarci rispetto alle tante brutture che ci caratterizzano per far prevalere le facoltà benefiche di cui la nostra specie continua a dare prova, ma in modo episodico.

Non è mia intenzione filosofeggiare, anzi, perché tutto questo, per me, si cala nella realtà e prova ad essere approccio umanista in ogni circostanza, per cui non poteva essere diversamente anche nel cMOOC, dove la la formazione è stata fatta non solo dal prof, ma da tutto quel pullulare di anime che strenuamente hanno animato, con il loro post, ogni lezione…. Le parole del prof, nell’articolo di ieri sera, sono sacrosante, quando sottolineava il valore, nell’apprendimento a qualsiasi età, dell’interazione tra i protagonisti dell’azione educativa, da far trascrescere in cooperazione attraverso l’esperienza: le vuote formulette alimentano il nozionismo, servono a sciorinare erudizione astratta che frana quando si scontra con i problemi della realtà. Il solipsismo in educazione è perdente, sia che a metterlo in atto sia il docente che il discente; vero è che l’impronta del primo è determinante l’atteggiamento del secondo, per cui da insegnanti autocentrati non ci si potranno aspettare capacità collaborative da parte degli/le studenti/tesse e, solitamente, insegnanti di quella fatta son molto affezionati alle loro inossidabili formulette da ripresentarsi fedelmente, senza cambiare una virgola. La creatività, il pensiero divergente, l’immaginazione sono mal tollerate e perciò frustrate.

Da quello che ho potuto carpire dalla mia esplorazione conoscitiva nel villaggio, molte colleghe lamentano proprio di essere circondate da persone con le quali la condivisione di finalità educative imperniate sul soggetto che apprende e non solo sui contenuti, o peggio, sui programmi, è faticosa e, spesso, disarmante perché si parlano lingue diverse: quella del come si insegna e come si impara cozza inesorabilmente con quella di chi fa dell’apprendimento una mera questione di quantità. Ritorna in ballo la questione della relazionalità tra i diversi attori e attrici sulla scena dell’insegnare/imparare, e ad essa si collega inevitabilmente la visione che si ha della valutazione, se si reputa che la misurazione, il numero, la media matematica come diceva Marina P.( in “Anatomia di un esame”) , sia in grado di condensare il complesso percorso intrapreso da ogni ragazzo/a, oppure se tutto questo, anche se ci tocca perché è legge, è visto come riduttivo, parziale, mortificante e perciò da smitizzare. E la riflessione sviscerata (rimanendo in tema di “anatomia”…) da Marina è a questo proposito, più che esaustiva ed efficace. Tra l’altro, il suo proposito di attivare percorsi di autovalutazione negoziata con gli/le studenti/tesse mi trova molto d’accordo come metodologia per suscitarne una partecipazione consapevole non rivolta solo alla prestazione finale, bensì a tutte le tappe della propria crescita in senso globale. In alcuni articoli di qualche tempo fa, mi ero soffermata sulla valenza costruttiva delle Rubriche di Autovalutazione, su cui intendo ritornare anche perché ne farò oggetto di studio più accurato prossimamente.

Non sto divagando rispetto al mio obiettivo iniziale, cioè di sottolineare il senso di pienezza e soddisfazione conseguente all’azione di aver scelto di ampliare la conoscenza della tribù “cMOOC”, quello che dicevo ne è parte…ma volevo anche riportare la mia ammirazione e stima nei confronti di quei/le colleghi/e che si sono ingegnati nella conversazione in inglese per la presentazione delle peculiarità del nostro Mooc italiano….se da un lato, in questo caso, si è trattato di un guardare compiaciuto per il lavoro altrui, ma senza poter frugare per attingere e beneficiare… per l’inespugnabile “roccaforte” della lingua inglese, causa ignoranza a 360°, però ugualmente la mia è stata una forte partecipazione emotiva, che ha avvallato ancora di più quello che sostengo sulla nostra categoria: sì, ci sono i lagnosi, i rassegnati, gli sfiduciati, i demotivati…., ma quanto è importante non confondere la parte per il tutto: perché ci sono anche gli appassionati,gli impegnati, i coraggiosi, i volenterosi, i cocciuti, gli irriducibili…, insomma quelli che cercano di dare il meglio della loro umanità, quella stessa che cercano di far venire fuori al meglio in quei giovani che la sorte ha loro affidato…

Salutati i bimbi e le bimbe venerdì, è cominciata la fase delle scartoffie, non che prima se ne fosse esenti, ma la quantità era più limitata…ora, si è data l’esondazione. Oltre agli adempimenti canonici che ci accomunano tutti, nel mio Istituto – ma so che è buon pratica perseguita anche altrove – al termine di ogni anno, viene condotta un’indagine ad ampio raggio per l’Autovalutazione di Istituto, mediante questionari di soddisfazione distribuiti a genitori, insegnanti e personale Ata. Per ciò che concerne le famiglie, si è sempre optato per una fascia campione, diciamo così, anche perché altrimenti il lavoro diventerebbe mastodontico, per cui abbiamo individuato come significativi gli anni ponte, ossia la 3°sezione delle scuole dell’Infanzia, le prime e seconde della scuola primaria e le prime classi della secondaria di 1°grado…

Se di solito, era nostra consuetudine dare avvio a questo percorso a partire da marzo, quest’anno l’Istituto paga positivamente le conseguenze dell’aver convintamente aderito alle mobilitazioni di protesta che da dicembre fino a aprile circa, hanno interessato molte scuole sempre più penalizzate sul fronte economico (pensiamo al taglio massiccio che si è fatto del FIS, già esiguo da anni, perlomeno per ciò che riguarda gli I.C.), ma anche bistrattate se si pensa alla famigerata proposta di aumento di orario di lavoro per le/gli insegnanti…

Tralascio gli esiti della contestazione, sono sotto gli occhi di tutti, ma siamo convinte che valeva la pena sostenerla, soprattutto perché da noi, ma non solo, ha visto il coinvolgimento dei genitori, resi edotti e consapevoli della drammaticità della situazione, per poter ottenere la loro solidarietà e non diffidenza, come spesso succede alla nostra categoria, quella “dei 3 mesi di vacanza…” (quando mai??!). Questa premessa per dire che ci siamo imbarcate nell’Autovalutazione di Istituto dopo il 10 maggio ed ecco che ora io, in quanto Figura Strumentale, annaspo tra centinaia di fogli, ovviamente ben catalogati, pena la perdita del lume della ragione…e soprattutto numeri che poi rimandano a giudizi di persone che condividono con noi la comunità scolastica che proviamo a costruire quotidianamente.

Non mi metto a snocciolare dati – crocette, numeri e percentuali mi stanno perseguitando anche la notte.. -, ma torno invece sul valore dell’Autovalutazione, di cui abbiamo anche noi molto dissertato nelle nostre conversazioni in diigo, anche perché poi ognuno di noi nel bilancio del (per)corso che ha tratteggiato, ha condotto una propria Autovalutazione degli inaspettati frutti che ha raccolto in così breve tempo (per quello che ho potuto capire, ci son stati raccolti copiosi, altri un po’ meno abbondanti, come nel mio caso, ma comunque significativi non per quantità ma per qualità). Quello che mi ha molto colpito, soprattutto nella fase finale del cMOOC, è stata proprio l’Autovalutazione condivisa su cui ciascuno/a di noi si è impegnato/a mettendosi ancora di più allo scoperto, nell’intento di farsi conoscere ulteriormente per proseguire in un intreccio di relazioni comunque umane – anche se sviluppate “tecnologicamente” e non “sensorialmente” – che ormai sono entrate nella nostra vita e che, tra l’altro, non vorremmo limitare ad una parentesi passeggera.

Ecco perché, anche se oberata di fogli, non c’è stato giorno che non sia andata a sbirciare in diigo, talvolta leggendo più superficialmente, altre più avidamente sapendo che questa azione sarebbe stata salutare, anche se come ho detto più volte, le relazioni importanti e appaganti a livello professionale non mi mancano. Ma come ho già sottolineato, è la ricchezza di questo nostro densamente popolato villaggio, con così tanti abitanti ognuno con delle sue peculiarità e con tante belle cose da raccontare che mi catalizza… Ovviamente come sarà capitato a tutti, con qualche abitante si sente un feeling maggiore…penso al piacere con cui leggo sempre i post di Sabina Minuto, Francesca Pal., di Antonella Rubino, di Ivemara55, di Coccinella59, di Maestro Ale, di Francesco V., oltre che di amici che conosco personalmente e stimo come Daniele Guerrieri e Luisella Mori (volutamente ho riportato i nomi – non tutti svelati – e non i link per porre l’accento sulla persone); e, ovviamente, se questo circolo virtuoso si è innescato, è per la sapiente guida in primo luogo umana, oltre che tecnica, del prof Formigoni, affiancato da un vulcano come Claude Almansi che ho sempre letto con interesse anche quando-spesso- parla per me una lingua ancora inaccessibile. Ma mi attrezzerò per la codifica, anche se non di tutto – lezione per le vacanze.

Insomma, tutto questo per ribadire che la nostra categoria di insegnanti non finirà mai di stupirci, spesso anche in senso negativo, è vero, ma quando si attivano invece situazioni dove emerge il meglio di noi, non solo in termini di sapere, ma di stoffa umana, per la passione, la tenacia, la costante spinta ad autosuperarsi per essere sempre meglio sintonizzaticon i nostri/e ragazzi/e, non si può che rincuorarsi, anzi direi entusiasmarsi, che non è per compiacersi ma è meritato riconoscimento.
Quindi, tanto per esprimersi con il linguaggio dell’autovalutazione, questi i nostri innegabili punti di forza; l’unica criticità collettiva è che non possiamo, almeno per ora, concederci il piacere di un sorriso ed un abbraccio non lasciato solo all’immaginazione…

Riporto in questo post (anche il titolo non è mio), il testo di una mail che ho ricevuto stasera dal gruppo Incontro Scuole che riunisce vari Comitati insegnanti/genitori dell’Emilia Romagna, da anni molto attivi nella difesa della scuola pubblica. Anche in questo caso, emerge tutta la passione e la determinazione di chi crede che ancora esista, nonostante tutte le condizioni avverse, la possibilità di fare una scuola di qualità che ha la sua prova concreta in certi lavori dei/le ragazzi/, in cui come in questo caso, si coglie la guida sapiente dell’adulto non solo per le competenze messe in atto, ma soprattutto nell’incentivare partecipazione attiva.

Lascio la parola a Francesco Mele, l’insegnante che la scritto la mail in questione. Come non dargli ragione nella parte conclusiva…
“Questo il video girato come attività curricolare integrativa da due seconde della mia scuola, la 2O e la 2H …

Portale Ted | Ted TV | IIS Meucci – Carpi.

come vedrete parla del terremoto dello scorso anno …
Nel vederlo mi sono molto emozionato, anche perché sapevo che è tutto fatto da loro, dal progetto, alla sceneggiatura, alle riprese, al montaggio, alla scelta delle musiche, al testo della canzone rap …
mi emoziono ancora mentre scrivo …
BRAVE RAGAZZE!!! BRAVI RAGAZZI!!!

Un grande grazie alla prof. Alessandra Gasparini che è l’ispiratrice di questa cosa immensa e alla prof Manuela Barbaro e al prof Alessandro Pivetti che hanno collaborato con lei e il cui contributo è stato “prezioso” e indispensabile …
Questa è la scuola che mi piace … e, scusate la polemica, quale test INVALSI riuscirebbe a misurare il grado di “competenza” raggiunto da queste ragazze e questi ragazzi????”

Quando si dice che lo scambio e la collaborazione, anche se si danno attraverso macchine, funzionano, si afferma una verità che si può provare sulla nostra pelle. Chiaro, niente spontaneismi: perché ci siano risultati apprezzabili serve la giusta dose di determinazione e spirito di ricerca, ingredienti che mi è sembrato siano stati profusi in gran quantità all’interno del (per)corso cMOOC che in tanti ci ha appassionato.

Ritorno sul bilancio già tracciato perché, proprio in virtù di quello che ponevo nell’incipit di questo post, gli interventi di esperienze77 e di farinasullescarpe, mi hanno molto sollecitato, me li son sentiti vicini, ci ho ritrovato parti delle mie riflessioni e delle mie esperienze, a dimostrazione di un aspetto su cui all’inizio mostravo riluttanza: e cioè, che attraverso le nuove tecnologie, si possano intessere relazioni umane significative. Se oggi il mio pensiero è “mutato”, tanto per riprendere il verbo citato anche da esperienze77 nel suo post, è stato grazie ad un’esperienza di qualità che non ha mai negato gli elementi critici e negativi che, purtroppo, si annidano in tante maglie della rete, in primis quello di esserne fruitori passivi ed omologati, ma che ha saputo accattivare attraverso proposte costruttive, in cui la necessaria spiegazione tecnica è sempre stata innervata da sentite considerazioni filosofico-umanistiche capaci di toccare corde profonde.

Per me, è stato essenziale: innanzitutto, il fatto che tale impostazione venisse da chi conduceva il corso, il prof con cui abbiamo avuto una frequentazione pressoché quotidiana, e che questo suscitasse non solo approvazione ma anche smuovesse sentimenti autentici, di cui tanti commenti sono carichi, è stata la spinta propulsiva a proseguire nel curiosare, pasticciare, tentare, capire, esperire, costruire.. Azioni mai svolte in solitudine perché ho sempre avvertito intorno la compagnia rassicurante dei tanti che come me, a livelli differenti, perlustravano il villaggio.

E se quando ci si rende conto che la strada percorsa, prima stretta ed accidentata, poi non solo si è un po’appianata ma si è progressivamente dischiusa su paesaggi multiformi tutti da esplorare, è chiaro che non si vuol mollare, il desiderio è quello di continuare il viaggio con la stessa compagnia così avvincente.
A differenza di quello che diceva esperienze77, se è vero che siamo solo all’inizio, per me è stato importante delineare un bilancio di questa prima tappa, ha significato mettere a fuoco conquiste non solo rispetto al piano degli apprendimenti personali intesi in senso quantitativo (l’aver aperto un blog, conoscenza di nuovi codici…), tutti aspetti importanti che però perderebbero per me di senso se fossero avulsi dal contesto di relazioni che si sono inanellate tra noi. Quelle appunto, che oggi mi hanno fatto ritrovare nelle parole di Francesca P. (farinasullescarpe), provando una sorta di empatia virtuale, perché la narrazione di scorci della sua vita ha trovato forti contatti con la mia, e anche se non c’è stata conversazione vis à vis, c’è stato comunque un incontro che, però, come dicevo all’inizio, non è fortuito: mittente-ricevente condividono lo stesso intento comunicativo, che nel primo si sostanzia nel vagliare e selezionare parole mirate a rispecchiare al meglio se stessi/e ed, affinché il ricevente ne colga la portata, occorre che si metta in condizioni di ascolto; quell’ascolto che può essere vero anche se non si dà con l’udito, spesso sordo; la differenza l’ anima (nel senso più laico del termine, ma parola troppo bella,intensa e soprattutto “umana”, per essere lasciata ad uso e consumo delle religioni…).

Come avevo già scritto e come ha sottolineato anche esperienza77, anch’io ho il proposito di aprire un blog con i miei futuri bambini di 3°primaria; ora mi sento pronta non tanto dal punto di vista della “padronanza tecnica” (ancora da consolidare…), ma perché in prima persona ho esperito tutta l’umanità che si può infondere anche in tecnologie sterili se solo subite, prodigiose se agite consapevolmente e sentimentalmente

Per ragioni di esaurimento cellule…in seguito a giornate megaroventi – e so di descrivere la situazione di molti -, non mi dilungherò molto. Ma avevo voglia di condividere virtualmennte frammenti di riflessioni che mi hanno accompagnato in questi giorni. Proprio quando la stanchezza si fa sentire di più, passo al contrattacco attraverso letture edificanti e rivitalizzanti, come alcuni passi degli scritti di Danilo Dolci e le sue poesie, come quella che qui inserisco che mi rafforza ogni volta di più in quello che credo.

Sono sempre più convinta che il nostro ruolo di insegnanti/educatori sia quello di sollecitare il protagonismo attivo dei nostri/e bimbi/e, perché se la passività e l’acquiescenza sono da sempre atteggiamenti da rifuggire, ora questo è vero più che mai nella decadenza socio-culturale che ci attanaglia. Anche la nostra didattica non può prescindere da questo, per cui quando maestroale nel suo post, in maniera molto semplice ma coinvolgente, ci ha descritto un’attività improvvisata, si fa per dire (per la tanta esperienza dietro, fatta di teoria messa al servizio della prassi quotidiana, se non ho dedotto male da quel po’ che mi son letta di maestro ale…) in cui ai bambini è stato proposto di rielaborare una storia uscendo dalla routine dei quaderni, spesso anche prigionia della creatività e libera espressione, con modalità certo più originali di quelle dell’ordinario, è naturale il successo che è stato riscosso: da semplice esecutore, ogni bimbo è diventato protagonista, ha potuto fare delle scelte e personalizzare il suo contributo per l’obiettivo indicato. Soddisfatti i bimbi, soddisfatto il maestro.

E chi ha letto – come me -, ha partecipato delle stesse sensazioni/emozioni tante volte provate quando si dà spazio a questo tipo di scuola, che dovrebbe essere più quotidiana e meno occasionale. Sempre proiettati verso il futuro, per cui il presente ha bisogno di essere nutrito di quel sogno a cui Danilo Dolci ha dedicato la sua vita.