Il valore del “tassello fuori posto”…

Stamattina, nel mentre girovagavo nel cyberspazio alla ricerca di letture interessanti, mi sono imbattuta in un bell’articolo del sito Education 2.0 a proposito delle scuole Senza Zaino, che in maniera chiara ed efficace ricostruisce le caratteristiche fondanti del Progetto SZ, cogliendone i principali e qualificanti aspetti di rilievo.

Tra questi, uno su tutti, su cui già altre volte sono tornata: l’importanza del “come” che deve primeggiare sul “cosa”. E su questo terreno, abbiamo avuto un ricco scambio tra noi in diigo che ha evidenziato una forte condivisione sulla centralità della relazione insegnante/alunno, che proprio perché non fossilizzata sulle prestazioni, sui diktat dei programmi, ma tesa a valorizzare i processi, necessariamente ci porta alla saggia, ma non per battuta, ma perché fondata nella realtà, conclusione che “bisogna imparare a togliere, anziché aggiungere”, come bene ha detto farinasullescarpe nel suo toccante bilancio di fine anno. Insomma, togliere in quantità, che significa, quindi, aggiungere in qualità: di cosa?

In primo luogo, dei rapporti: dall’adulto parte una cura e premura verso il rispetto, la disponibilità, l’ascolto, l’attenzione a tutte le diversità, l’intento nel sollecitare/suscitare costantemente motivazione ad apprendere, nel favorire processi di pensiero divergente, creativo contro le stereotipie ed omologazioni, nel promuovere atteggiamenti di collaborazione/cooperazione perché il clima della classe sia accogliente, stimolante, fertile perché non competitivo. Si fa strada il principio che si impara per il piacere di imparare, di scoprire, conoscere e conoscersi in una comunità che si prova su questo e cerca di viverlo perché molto più appagante dell’essere un gruppo di rivali”, come spesso sembrano le classi. Attivare, costruire ed intessere relazioni di questo tipo, richiede tempo ma anche l’aver saputo stringere alleanze con le famiglie che necessariamente devono condividere questa “vision/mission” della scuola e “fare la loro parte a casa” con coerenza, il tutto in un contesto sociale che, si sa, va in direzioni spesso diverse, quando non opposte, dato che individualismo e anche nichilismo verso le possibilità di “un mondo migliore”, vanno per la maggiore.

Sull’onda di queste riflessioni, che poi sono la determinazione quotidiana a voler realizzare una scuola in controtendenza come i tanti di cui ho letto appassionati articoli in diigo, ho trovato che calzasse a pennello un altro articolo scoperto per caso, sempre in Education 2.0, proprio nella pagina dove era quello del SZ. Si tratta di un articolo filosofico, diciamo così, che torna bene sul ruolo decisivo delle emozioni, degli affetti, dei sentimenti nella crescita come nella vita di ogni individuo, anzi evidenziano proprio quanto questi aspetti siano talmente connaturati all’essere umano, da diventare poderosa spinta a non arrendersi, a sperare, a lottare perché il meglio di sé possa continuare ad esprimersi anche di fronte a difficoltà invalidanti. Da lì, il riferimento a Beethoven, alla sua tenacia contro la sordità devastante in vecchiaia. Ma nell’articolo c’è anche molto di più; il passaggio sull’immaginazione, mi sembra centrale come quando,sempre al riguardo, si dice che èil tassello fuori posto che spinge alla ricerca…Per chiudere, quindi, il cerchio: cerchiamo di essere la la scuola dei tasselli fuori posto….

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